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Allarme Corte dei Conti - Sindacati: governo sospenda delega e apra verifica

ROMA - Il governo sospenda l'iter parlamentare della delega previdenziale e apra la verifica nel 2005. E' la richiesta che avanzano i sindacati anche dopo l'allarme lanciato oggi dalla Corte dei Conti sulle pensioni, avvertendo l'esecutivo che, se vorrà andare avanti ugualmente sulla sua strada, non potrà certo pensare di aprire il confronto ugualmente il prossimo anno. «Ipotizzare una riforma dopo l'altra - affermano - sarebbe davvero troppo. Per noi, a quel punto, la partita sarà chiusa». Una posizione, questa, che i sindacati faranno presente anche giovedì prossimo, nel corso dell'audizione prevista in commissione Lavoro della Camera. Secondo la Cisl, gli stessi rilievi avanzati oggi dalla Corte dei Conti (che ha chiesto «drastici rimedi» sulla previdenza), insieme alle critiche del Governatore di Bankitalia e dei sindacati, «pur da punti di vista diversi, dovrebbero indurre il governo a sospendere il tutto e far partire il confronto il prossimo anno». «Se, però, confermasse l'approvazione della delega - dice il segretario confederale, Pierpaolo Baretta - per noi la partita sarebbe chiusa: non ci sarebbe alcuna verifica nel 2005, perchè non si può fare una riforma delle pensioni dopo l'altra». Per Baretta, «il governo avrebbe fatto bene e farebbe bene a non approvare la delega attualmente in discussione. Affronti, invece, una seria discussione in occasione della verifica del 2005. Ma deve esser chiaro che l'approvazione di questa manovra chiude per noi la discussione sulla previdenza». La segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, ricorda che i sindacati hanno sollecitato da tempo «l'appuntamento del 2005», anzichè arrivare a questo «sgorbio di delega così come è fatta». «Ma di certo - avverte - non si potrà sommare la delega più la verifica». E questo, dice, deve essere chiaro nel testo del provvedimento. In ogni caso, rileva ancora Piccinini, «il sistema previdenziale in sè funziona e la Corte, che ha il problema di far quadrare l'insieme dei conti, non può pensare che il bilancio dello Stato si risani nei conti previdenziali». Quanto al successo non scontato degli incentivi a restare al lavoro messo in rilievo sempre dalla Corte, Piccinini ricorda che anche il sindacato, pur d'accordo con lo strumento, non ritiene che quelli previsti dal governo siano efficaci. Per il numero due della Uil, Adriano Musi, «il giudizio della Corte è ovvio se visto solo in un'ottica di equilibrio tra entrate e uscite. Ma la Corte pone problemi più seri come l'utilizzo puntuale degli investimenti, la loro trasparenza, l'efficienza della pubblica amministrazione, la qualità del fisco, la crescita dell' occupazione e lo sviluppo del pil».

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