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Si temono anche attacchi di "kamikaze"

Lagunari in Iraq NASSIRIYA (Iraq) - Due lanciarazzi Rpg 18, molto più potenti, precisi e letali di quelli tradizionalmente usati dai miliziani di Al Sadr nei loro atti di guerriglia a Nassiriya: li hanno trovati i militari della Brigata "Pozzuolo del Friuli" sul ciglio della strada, tra White Horse, una delle basi occupate dai soldati italiani, e la città di Nassiriya.
Un'attività di intelligence ha portato al ritrovamento dei lanciarazzi, che erano perfettamente efficienti e, probabilmente, stavano per essere usati. Le modalità e il luogo del ritrovamento fanno pensare che siano stati abbandonati in fretta in furia: armi del genere, di solito, vengono accuratamente nascoste.
Se a questo ritrovamento si aggiungono un paio di altre notizie, anch'esse inquietanti, si capisce come sia assai relativo lo stato di calma che regna a Nassiriya, la città sotto il controllo dei militari italiani. Una situazione, rispetto al resto del Paese, che lascia sorpresi gli stessi vertici della polizia locale: «Qui è tutto calmo, anche oggi», ammette una fonte. «Ma non sappiamo cosa succederà domani. Per questo teniamo alta la guardia».
Proprio la polizia di Nassiriya, riferiscono al comando del contingente italiano, ha trovato ieri due ordigni esplosivi in città. Il ritrovamento è avvenuto alle 14, nei pressi del Museo. Una zona non distante dal quartier generale della stessa Local Police dove, sempre ieri pomeriggio - presenti i vertici istituzionali locali, la governatrice Barbara Contini, il generale Corrado Dalzini e molti altri - è stata inaugurata una nuova sala operativa, tipo quella delle nostre questure.
Gli ordigni sono ora in mano ai poliziotti iracheni, ma gli artificieri del contingente italiano stanno cercando di capire meglio di che cosa si tratti. Non è chiaro, comunque, se uno di questi due ordigni sia lo stesso di cui parlano oggi fonti investigative locali, che riferiscono di una bomba rudimentale - ma molto potente - trovata nei pressi di Sahat Al-Ihtifalat, cioè la Piazza delle Celebrazioni, chiamata così perché al tempo di Saddam vi si festeggiavano vari tipi di ricorrenze. Di sicuro, uno dei luoghi più frequentati di Nassiriya. La bomba era composta da vari proiettili di mortaio collegati in serie tra loro. L'esplosione, come in altri casi recenti, doveva probabilmente essere innescata con un comando a distanza.
Ma c'entra qualcosa il ritrovamento di questi ordigni, o dei lanciarazzi, con il fermo di due persone sospette avvenuto ieri sera vicino al mercato di Albana, nella parte nord di Nassiriya? Gli episodi sono collegati? Gli investigatori stanno cercando di stabilirlo e su questa notizia, fornita in modo molto scarno, non trapelano molti particolari. Si sa solo che i due sono stati bloccati dalla stessa gente del posto poiché avevano un «atteggiamento sospetto» e che sono stati consegnati alla polizia. Ma nessuno dice che cosa stessero facendo, né che cosa abbia insospettito i cittadini che li hanno fermati. Non si sa nemmeno di dove sono. Al comando del contingente italiano si limitano a dire che si tratta di due uomini «estranei alla realtà locale» e che sono in corso «ulteriori accertamenti».
Gli organismi di intelligence, anche iracheni, insistono intanto sugli allarmi di possibili attentati in vista del 30 giugno, la data del passaggio di poteri, sia contro le forze locali, sia contro quelle della Coalizione. L'ordigno telecomandato, l'autobomba, il kamikaze sarebbero le minacce che vengono prese più seriamente in considerazione, mentre allo stato viene ritenuto meno probabile un attacco condotto da uomini armati, come quello di metà maggio. «Non ci sono segnali in questa direzione», dice una fonte. E anche la preghiera del venerdì nella principale moschea di Nassiriya - sempre temuta, perché fu proprio in quella occasione che lo sceicco Aus al Khafaji inneggiò alla guerra santa contro gli italiani, provocando gli scontri in cui venne ucciso il lagunare Vanzan - si è svolta oggi regolarmente. «Nessuna affermazione di ostilità verso le forze della coalizione», assicura il capitano Ettore Sarli, portavoce del contingente.
Vincenzo Sinapi

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