Giovedì 13 Dicembre 2018 | 17:11

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Una prigione a «cielo aperto»

MILANO - Annamaria Valdata è stata tenuta per cinque giorni all'addiaccio, in una «prigione a cielo aperto», protetta solo da alcuni arbusti. E' stata legata alle mani solo nei primi momenti, quelli immediatamente successivi al sequestro, poi non più. Poteva vedere e sentire i suoi rapitori (almeno quattro), che erano costantemente incappucciati.
Dal primo racconto fatto dalla donna, che appena rilasciata ha chiesto di poter tornare a casa, gli inquirenti sembrano aver tratto la convinzione che la banda era composta da stranieri, persone dell'Est europeo, che volevano portare a termine un sequestro-lampo e incassare il più possibile. Lo spiegamento di forze di polizia e carabinieri che stringevano la morsa ha però mandato in fumo il piano della gang. E oggi i malviventi hanno preso la decisione di rilasciare l'ostaggio: «C'è troppa polizia qui in giro» hanno detto per giustificare la scelta.
Anche questo particolare fa ritenere che la Valdata sia stata tenuta a non molti chilometri di distanza da casa, probabilmente in una zona ai confini fra Lombardia, Piemonte e Liguria.

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