Sabato 15 Dicembre 2018 | 21:12

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PeaceLink: «Temiamo una Taranto più militarizzata»

TARANTO - L'associazione pacifista telematica PeaceLink e quelle ambientaliste, temono un futuro per Taranto contrassegnato ancor più dalla militarizzazione e l'aumento del rischio nucleare e nell'occasione dell'inaugurazione della nuova base navale, daranno vita ad una ferma, pacifica e colorata protesta.
Il «Comitato per il no al rischio nucleare e no ad ogni altro insediamento militare a Taranto», che raccoglie attorno a se le associazioni pacifiste ed i movimenti locali, nel corso di una conferenza stampa, hanno lanciato un appello «perché tutti, donne, uomini, giovani, anziani, forze sociali, politiche e sindacali, strutture ed associazioni di base e auto-organizzate partecipino per esplicitare la loro netta opposizione a questi progetti di morte».
L'appuntamento è in mattinata davanti all'ingresso della base navale di Chiapparo per consegnare al ministro Martino l'appello che, secondo il Comitato, mette in evidenza i gravi rischi del territorio ed il rifiuto di ogni ulteriore armamento.
«La nuova stazione navale - affermano rappresentanti del "NO" - rappresenta la concezione di un disegno che non approviamo perché esempio di conflittualità tra uno sviluppo militarista e uno sviluppo sociale ed economico del territorio».
Nell'occasione, inoltre, i pacifisti distribuiranno un documento, firmato da tutte le associazioni aderenti al Comitato, con cui verrà evidenziato come Taranto è divenuto «una superbase navale, quale nuovo avamposto bellico, cardine della militarizzazione europea, sentinella della guerra preventiva».
Con lo stesso documento le associazioni pacifiste contestano rigorosamente «l'ampliamento della base navale» e mettono in risalto che di fronte a quella di Taranto «non siamo di fronte ad una base esclusivamente italiana, ma ad un insediamento inserito nella sfera di influenza degli Stati Uniti». Ciò, per i pacifisti, è ancora attuale perché è ancora in piedi la antica questione che «è falso che tutto questo porterà ad una nuova occupazione e sviluppo economico: pochi si arricchiranno, mentre i lavoratori, i giovani e la popolazione, subiranno aumenti del costo della vita. Ci sarà un maggiore controllo sociale, per proteggerci dal terrorismo, diranno e diminuiranno gli spazi democratici».
Questo documento e l'appello sono stati firmati anche da rappresentati dello spettacolo, della cultura e da Alex Zanotelli e Renato Kizito Se sana, missionari comboniani.
Paolo Lerario

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