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Le donne hanno rotto l'omertà

BARI - «Un grazie doveroso va alle donne che hanno collaborato a questa indagine e che, per questo, hanno rotto vincoli famigliari e di omertà: proprio le donne hanno dato una grossa mano alla riuscita dell'operazione». Lo ha detto il pm della Dda di Bari, Domenico Seccia, che ha condotto le indagini che oggi hanno portato all'emissione di due distinti provvedimenti restrittivi a carico di 123 presunti appartenenti alla mafia del Gargano.
La donna che più di tutte ha collaborato alle indagine è l'ex convivente di un presunto boss mafioso di Sannicandro Garganico (Foggia) che ha voluto allontanarsi dal mondo in cui viveva anche perchè - ha detto il pm Seccia - «era stata testimone oculare di numerosi e cruenti delitti e aveva visto morire molta gente».
Il magistrato ha poi sottolineato che l'indagine è stata «complessa» e ha permesso di attribuire a molti indagati la responsabilità di 18 omicidi.
Il pm ha ricordato la spietata esecuzione dei coniugi Maria Rinaldi e di Michele Mangiacotti, avvenuta a San Marco in Lamis (Foggia) il 16 luglio 2003, sotto gli occhi dei loro due figli autistici. La donna, secondo il pm, fu uccisa solo perchè guidava l'auto sulla quale viaggiava la sua famiglia: il vero obiettivo dei killer - secondo la Dda - era invece il marito, implicato nei traffici di droga, che sedeva sul sedile anteriore del passeggero. Dopo l'uccisione della moglie, l'uomo scese dall'auto ma fu inseguito dai sicari che lo finirono con colpi di fucile caricato a pallettoni.

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