Giovedì 17 Gennaio 2019 | 19:48

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Foggia - Clan simili a mafia siciliana

BARI - La struttura dei clan smantellati oggi è «molto simile a quella della mafia siciliana anche perché, grazie alla particolare orografia della zona, costituita da grotte, caverne e anfratti, i clan controllavano gran parte del territorio del Gargano. Inoltre, non era possibile compiere un omicidio in una determinata zona senza che il capo-bastone avesse dato il suo consenso».
E' quanto ritiene di aver accertato il pm della Dda Domenico Seccia che ha coordinato le indagini dei carabinieri che hanno permesso di smantellare il clan Romito-Libergolis che aveva - secondo il pm - «infiltrazioni negli appalti e nel tessuto criminale». Su queste infiltrazioni - ha sottolineato il pm Seccia - le indagini sono tuttora in corso e non vi sono contestazioni nei provvedimenti restrittivi eseguiti oggi.
«Un dato fondamentale - ha detto il Pm Seccia - è che oggi, forse, lo Stato si è riappropriato del controllo del territorio dei Comuni di Cagnano Varano, Manfredonia, Sannicandro Garganico, San Marco in Lamis e della terra di Padre Pio (san Giovanni Rotondo, ndr) dove efferati mafiosi sono stati assicurati alla giustizia».
Parlando di collegamenti tra la mafia garganica e il tessuto economico locale, il magistrato ha parlato dell' omicidio di Michele Santoro, compiuto a Siponto il 23 settembre 2003. Santoro, ritenuto affiliato al clan Libergolis-Romito, secondo il pm, fu assassinato perché aveva ormai un ruolo importante e oscurava i capimafia dal Gargano. Santoro - ha detto il pm - aveva deciso di non spartire più con i soci, come avveniva in passato i proventi delle estorsioni imposte agli imprenditori che lavoravano nella zona.
L' omicidio Santoro - a quanto è stato detto nel corso della conferenza stampa - fu deciso e compiuto dopo l' assegnazione dei «lucrosissimi appalti per la metanizzazione di Manfredonia e di tutto il territorio garganico». «Il movente dell' omicidio Santoro - ha concluso il magistrato - è tra i più efferati di quelli attribuiti finora alla mafia del Gargano».

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