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Foggia - Da faida tra allevatori a guerra di clan mafiosi

BARI - Hanno caratteri ormai abbastanza noti, hanno subito processi conclusi per lo più con assoluzioni, hanno rapporti conosciuti con altri gruppi del territorio foggiano, ma è la prima volta che si contesta loro l'associazione mafiosa: sono i clan della faida del Gargano, che ha prodotto ormai oltre una quarantina di omicidi, alcuni anche particolarmente efferati, e una cinquantina di ferimenti in oltre trent'anni.
In realtà le faide nate sul Gargano tra famiglie di allevatori tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta erano due: una tra le famiglie Libergolis da una parte e Primosa-Alfieri, l'altra tra le famiglie dei Ciavarella e dei Tarantino.
Per quest'ultima, il 28 marzo 1981 si registrò uno degli episodi più efferati mai accaduti sul Gargano: scomparve una intera famiglia, composta da Matteo Ciavarella, di 57 anni, la moglie Incoronata Gualano, di 55, e i figli Nicola, Giuseppe e Caterina di 17, 16 e 5. I loro corpi non sono stati mai ritrovati. Secondo le leggende nate intorno a questa vicenda, sarebbero stati dati in pasto ai maiali. Di quell' episodio fu accusato e condannato all' ergastolo Giuseppe Tarantino.
La faida tra le famiglie dei Libergolis e degli Alfieri-Primosa cominciò alla fine degli anni Settanta, anche questa per questioni di abigeato e per la contesa su un pascolo ma è poi andata avanti per la contesa di primati in varie attività criminose, assumendo ben altri connotati. Con gli anni anzi quella che era una faida tra allevatori di Monte Sant'Angelo si spostò in Lombardia, con una evoluzione che non ha trascurato gli interessi economici. Dai processi per i vari fatti di sangue attribuiti alla faida, sono emersi negli anni i riscontri del collegamento esistente tra i componenti dei due clan di Monte Sant'Angelo e le organizzazioni mafiose della provincia di Foggia. Quando la guerra si è veramente inasprita, quando il sangue ha cominciato a chiamare altro sangue, i gruppi si sono organizzati, in maniera militare e logisticamente, per difendersi e per attaccare. Così la faida ha avuto la sua evoluzione, dal momento che la struttura organizzata e utilizzata per agguati e omicidi è stata utilizzata anche per altre attività.
La lunga scia di sangue per i Libergolis e gli Alfieri-Primosa è cominciata nel '78 con l' omicidio di Lorenzo Ricucci. Le sparatorie dei primi anni Ottanta tra i capiclan, Pasquale Libergolis da una parte ed i fratelli Alfieri dall' altra, culminarono il primo marzo '89 con l' assassinio di Peppino e Pietro Alfieri, compiuto ad un mese circa da un agguato al quale era riuscito a sfuggire Pasquale Libergolis. Questi venne catturato tre anni e mezzo dopo, nell' agosto '92, con l'accusa di aver deciso il duplice omicidio dei suoi avversari di sempre: condannato a 25 anni di reclusione in primo grado, venne assolto nel '95 dalla Corte d' assise d' appello di Bari. L' assoluzione segnò però la fine di Pasquale Libergolis: il 16 giugno '95, cadde anche lui sotto i colpi di fucile dei suoi avversari, in un agguato a Monte Sant' Angelo. Nel '92, ci fu una vittima anche in Lombardia: a Nova Milanese (Milano) venne ucciso Nicolino Primosa, figlio di Antonia Alfieri, ritenuta dagli investigatori a capo del clan Alfieri-Primosa ma assolta nel giugno 2000 dal gup del Tribunale di Foggia a conclusione di un processo con rito abbreviato. Per l' omicidio di Nicolino Primosa, il 26 ottobre '92 furono catturati sei aderenti al clan dei Libergolis, poi tutti assolti dalla Corte di assise di Monza.
Anche tra i protagonisti della faida di Monte Sant'Angelo c'è stato qualche tentativo di «collaborazione con la giustizia». Accadde dopo l'uccisione, il 14 gennaio '93, di Matteo Miucci, cognato di Pasquale Libergolis: l'omicidio fu compiuto da due sicari con il volto coperto con maschere di carnevale. Antonio Miucci, fratello di Matteo, decise allora di fare i nomi di coloro che il 18 agosto '92 avevano tentato di ucciderlo, tendendogli un agguato mentre era in automobile. Per il tentativo di omicidio vennero arrestate il 15 gennaio '93 sei persone ritenute legate al clan Alfieri Primosa: tutte poi assolte. Antonio Miucci fu ucciso in piazza il 14 agosto '93, a un anno dall'agguato nel quale era rimasto ferito e a sette mesi esatti dall'uccisione del fratello: il suo assassino aveva sul volto una maschera di carnevale.
Uno degli ultimi omicidi, avvenuto nel 2003, fu compiuto nel parcheggio che si trova ad un centinaio di metri dalla basilica di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo: un parcheggiatore venne ucciso.

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