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Iraq - Gli 007 temono kamikaze "telecomandati"

NASSIRIYA - Armi più potenti e sofisticate, "stranieri" in azione, nuove tecniche d'attacco che comprendono anche l'impiego di kamikaze da fare esplodere con congegni a distanza: gli organismi di intelligence mettono in guardia da possibili attentati che la guerriglia potrebbe condurre nell'area di Nassiriya, quella sotto il controllo dei militari italiani, a dieci giorni dal passaggio di consegno tra la Cpa, l'Autorità provvisoria della coalizione, e il governo ad interim iracheno.
All'indomani della notizia dei 300 ceceni che, dall'Afghanistan, avrebbero raggiunto la provincia irachena di Dhi Qar, da ambienti dei servizi segreti trapelano altri particolari. Il più inquietante è quello del possibile impiego, per compiere attentati, di kamikaze radiocomandati: uomini imbottiti di esplosivo con un innesco comandato a distanza. Un sistema che avrebbe, in un'ottica terroristica, un duplice "vantaggio": da un lato, quello di essere efficace anche nel caso di tardivi pentimenti o titubanze; dall'altro, quello di provocare l'esplosione senza che il terrorista sia costretto a movimenti che potrebbero insospettire.
Dagli organismi di intelligence, inoltre, vengono confermate la segnalazioni di stranieri - uomini provenienti da fuori l'Iraq: non solo dalla Cecenia, ma anche da Iran, Arabia Saudita, Yemen, Sudan e da altri Paesi - che intenderebbero dare man forte alla guerriglia locale. Uomini armati con lanciarazzi anticarro in grado di sfondare alcuni tipi di blindatura, mortai da 120 millimetri, bombe radiocomandate ed altri congegni sofisticati. Per il contingente militare italiano si tratta di 'warnings', cioè allarmi, come tanti ne arrivano tutti i giorni: devono essere verificati, viene sottolineato, e per il momento non ci sono riscontri concreti. In ogni caso, come sempre, le pattuglie italiane battono tutto il territorio e gli occhi ben aperti.
«Del resto - sottolinea una fonte dei servizi - l'obiettivo dei terroristi non necessariamente sono le forze della coalizione. Soprattutto in un momento come questo, con la transizione alle porte, sono diversi i bersagli politicamente remunerativi». Uno di questi è il governatore iracheno di Nassiriya, che dovrà portare avanti quella parte di lavoro che la responsabile della Cpa, l'italiana Barbara Contini, non ha avuto il tempo di concludere. Poi ci sono le infrastrutture - linee elettriche, raffinerie - e le stesse forze di polizia irachene, che dovranno prima possibile controllare da sole il territorio.
Nemico pubblico numero uno resta lo sceicco fondamentalista sciita Moqtada al Sadr, la cui milizia, però, si starebbe sfaldando. Il suo luogotenente a Nassiriya era fino a ieri Aus al Khafaji, lo stesso che il mese scorso aveva incitato la popolazione alla guerra santa contro gli italiani: ne erano seguiti tre giorni di duri scontri, durante i quali è morto il lagunare Matteo Vanzan. Di Al Khafaji, però, da una decina di giorni non c'è più traccia: secondo alcune fonti si sarebbe stabilmente trasferito a Bassora, da dove gestirebbe le milizie dell'esercito del Mhadi in tutto l'Iraq meridionale. Gli organismi di intelligence stanno ora verificando se Al Khafaji abbia aderito alla linea più morbida e "politica" del movimento di Al Sadr, cioè quella che punterebbe ad avere un ruolo nel nuovo governo, o a una linea più oltranzista, decisa a cercare comunque lo scontro.
Il timore principale dei servizi segreti, comunque, è quello di una «azione eclatante»: non ci sono indicazioni specifiche, viene sottolineato, ma il rischio non viene sottovalutato. Da parete dei miltiari itaiani la vigilanza e l'allerta continuano ad essere al massimo. Non solo: il programma di assistenza alla popolazione e di distribuzione di aiuti umanitari, continua.

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