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Il rammarico del Vaticano

CITTA'DEL VATICANO - Il Papa è contento che l'Ue abbia una costituzione, «nuova e importante tappa nel processo di integrazione europea» che ha sempre personalmente incoraggiato, ma non nasconde il proprio «rammarico» per la non citazione delle radici cristiane nel trattato. Ringrazia i governi che hanno appoggiato la sua battaglia, persa per l'opposizione di «alcuni» altri governi, e ritiene che non sia stato vano combatterla.
Non c'è delusione nella dichiarazione con cui il Vaticano ha commentato gli esiti del vertice di Bruxelles, visto che sulla citazione del cristianesimo l'esito negativo veniva dato per scontato. Invece, con molto realismo politico, c'è «soddisfazione» anche per il fatto che il trattato riconosca «l'identità e il contributo specifico» delle religioni». Il rammarico del Vaticano è condiviso da esponenti di altre confessioni cristiane, come il presidente della chiesa protestante tedesca Wolfagang Huber, e rilanciato dall'Osservatore romano, che parla di una Europa dalla «memoria sbiadita». In linea con il Papa la Comece, organismo dei vescovi cattolici europei, è soddisfatta per la costituzione ma rammaricata per la non citazione delle radici religiose.
La nota con cui la Santa Sede ha, tempestivamente per i suoi ritmi, commentato il vertice europeo di ieri, sottolinea il fatto che il Papa ha sempre «auspicato e incoraggiato» l'integrazione europea, approva l'art. 51 che salvaguarda le confessioni religiose, si rammarica «per l'opposizione di alcuni governi al riconoscimento esplicito delle radici cristiane d'Europa», che definisce un «misconoscimento dell'evidenza storica e dell'identità cristiana delle popolazioni europee» e esprime «vivo apprezzamento e gratitudine a quei governi» che l'hanno appoggiata. Ancora a fine maggio infatti Italia, Polonia, Malta, Lituania, Slovacchia, Repubblica Ceca e Portogallo avevano scritto alla presidenza irlandese di turno chiedendo l'inserimento della citazione dei valori cristiani fondanti l'Europa nella nuova Costituzione. Il grazie del Vaticano si estende a tutti coloro e alle «varie istanze» che si sono impegnate per questa causa, «stimolando la riflessione dei responsabili politici, dei cittadini e dell'opinione pubblica su una questione non secondaria nell'odierno contesto nazionale, europeo e mondiale». Dopo quasi due anni di pressing papale su questo tema l'esito negativo dunque non scoraggia il Papa, che considera il dibattito suscitato un risultato comunque importante. Giovanni Paolo II, che influenzò il dissolvimento dei regimi dell'Est e la fine dei blocchi, premessa alla riunificazione europea e che è convinto che l'allargamento dell'Europa a 25 abbia «avuto il suo inizio nei cambiamenti avvenuti in Polonia alla fine degli anni '80», negli ultimi mesi è intervenuto decine di volte per perorare una citazione delle radici cristiane nel trattato europeo. Lo ha fatto negli ultimi viaggi all'estero, in Spagna e Slovacchia, a maggio e settembre dello scorso anno, mentre ha dedicato gli Angelus di sette domeniche consecutive, la scorsa estate, a riproporre il problema. E mentre i suoi collaboratori lavoravano a livelli diplomatico, ha continuato a porre il problema in quasi tutti i discorsi pubblici pronunciati, fino a quello di ieri al neoambasciatore di Spagna o al messaggio di oggi al vescovo di Mantova mons. Egidio Caporello. A marzo il Vaticano ha persino dedicato alle radici cristiane europee una serie di francobolli. «Solo un'Europa che non rimuova, ma riscopra, le proprie radici cristiane - pensa papa Wojtyla - potrà essere all'altezza delle grandi sfide del terzo millennio: pace, dialogo tra le culture e le religioni, salvaguardia del creato». Perchè l'Europa non è solo economia e sono i «valori» che le danno un'«anima».
Giovanna Chirri

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