Giovedì 13 Dicembre 2018 | 08:02

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Le prime reazioni europee di partiti e società civile

BRUXELLES - Dopo il difficile parto raggiunto ieri nel cuore della notte a Bruxelles, oggi è il giorno dei primi commenti: dal Vaticano ai governi di alcuni paesi, ai sindacati e ai partiti politici, sono stati molti gli apprezzamenti, ma anche le critiche, giunti sulla nuova Costituzione dall'Europa, e non solo.
Sventato il rischio di un fallimento che sarebbe stato un brutto colpo per il lungo percorso dell'integrazione del Vecchio Continente, nelle diverse capitali europee è iniziato un dettagliato processo di verifica e studio di quelli che sono gli aspetti più rilevanti del testo per la vita di milioni di cittadini europei, che in un 77% - secondo l'ultimo Eurobarometro pubblicato nel marzo scorso - sostiene la Magna Carta europea.
Nei prossimi mesi bisognerà passare dalla fredda analisi svolta dai governi che hanno partecipato alla elaborazione del testo ad una fase in cui la Costituzione dovrà diventare familiare per i diversi protagonisti della società civile.
Proprio questo è stato l'appello lanciato per esempio dal presidente della Convenzione, Valery Giscard d'Estaing, che ha chiesto ai governi di «spiegare e semplificare» l'Europa ai cittadini, mentre anche il leader in Europarlamento dei liberali, Garham Watson, ha oggi detto che ora il compito dei leader Ue è «tornare a casa e 'vendere' la Costituzione alla gente».
RELIGIONE, LAVORO. Com'era ampiamente atteso, l'assenza di un riconoscimento esplicito delle radici cristiane del Vecchio Continente è stato uno dei punti più commentati, e non solo in Italia.
Nel sottolineare la propria «soddisfazione» per la nascita del testo, una dichiarazione del portavoce vaticano, Joaquin Navarro-Valls, ha nel contempo espresso «rammarico per l'opposizione di alcuni governi» a tale inclusione. Per la Santa Sede, quella emersa ieri fra mille difficoltà e contrasti a Bruxelles è insomma «un'Europa dalla memoria sbiadita», come ricorda l'Osservatore Romano.
Per ragioni di tutt'altra natura, la Costituzione è finita sotto le critiche del mondo del lavoro europeo: il presidente dei sindacati europei, John Monks, ha infatti ricordato che «è difficile dichiararsi soddisfatti di un testo che include una dimensione sociale così limitata».
POLITICA. Se dall'ambito religioso e del lavoro si passa a quello della politica e dei partiti, molti sono stati i commenti.
Un'ottima notizia è giunta dalla Polonia, dove il presidente Aleksander Kwasniewski ha detto che la nuova Costituzione rappresenta «una base solida» per l'Europa allargata: un commento che può sembrare retorico, ma che è invece politicamente molto rilevante, visto che proprio Varsavia - assieme a Madrid - sono stati quasi fino all'ultimo strenui difensori di quanto previsto nel Trattato di Nizza, frenando di fatto i passi in avanti necessari per giungere ad un testo definitivo.
Più complicata - e quando si parla di Europa non è certo una novità - la situazione in Gran Bretagna, dove la firma della Costituzione è un tema che sarà al centro del dibattito per molto tempo, in un paese dove solo qualche giorno fa il 16% degli elettori si è pronunciato chiaramente contrario all'Unione. E' chiaro insomma che Tony Blair dovrà lavorare in più direzioni per convincere i britannici che la Costituzione rappresenta in fondo un 'business' anche per Londra.

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