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Riportò in Italia la salma dell'ostaggio Quattrocchi

Cinque convogli umanitari in città assediate, il recupero del corpo di Quattrocchi ma soprattutto contatti continui con rappresentanti religiosi locali per giungere ad una soluzione positiva della vicenda degli ostaggi italiani.
Queste le tappe del percorso del commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Maurizio Scelli in Iraq.
- Scelli arriva a Baghdad il 13 aprile: vuole verificare le condizioni di lavoro dei suoi volontari.
- Il 18 aprile Mutan Al Dari, portavoce del Consiglio degli Ulema, convoca Scelli; durante l'incontro, gli chiede di intercedere sugli Usa, attraverso il governo italiano, per aprire un corridoio umanitario a Falluja.
- Due giorni dopo arriva il via libera dagli Usa; parte così il primo convoglio umanitario, realizzato insieme alla Mezzaluna Rossa irachena; la Cri porta a Falluja 15 mila litri di acqua, viveri, medicinali.
- Il 21 aprile arriva nella capitale irachena un Boeing 737 con derrate alimentari e tonnellate di farmaci per rifornire l'ospedale. Si inaugura un pronto soccorso con 22 postazioni.
- Il 23 aprile e il 26 aprile, due nuovi convogli umanitari nella città fantasma.
- La sera del 30 aprile, Scelli è convocato d'urgenza da Abdel Salam Al Kubaisi, altro rappresentante del Consiglio degli Ulema sunniti, per richiedere ancora aiuto per i tanti bambini feriti e orfani di Falluja. In questa occasione, il leader degli Ulema si dice ottimista sul rilascio degli ostaggi italiani, affermando che, se liberati, saranno consegnati alla Cri. La mattina del 1° maggio, un nuovo convoglio - sempre accompagnato da Scelli e questa volta anche da Al Kubaisi - raggiunge Falluja.
- Il 13 maggio, sempre su richiesta degli Ulema, arriva in Italia un volo con a bordo 14 pazienti, di cui 6 bambini con gravi patologie, per essere curati negli ospedali italiani.
- Il 20 maggio, il corpo di Fabrizio Quattrocchi è consegnato alla Cri.
- Il giorno dopo, Scelli giunge a Ciampino portando un campione dei resti organici del corpo, per effettuare l'esame del Dna, disposto dalla magistratura.
- Il 24 maggio, Scelli su un aereo della Cri riporta in Italia la salma di Fabrizio Quattrocchi.
- Il 2 giugno, un convoglio della Cri entra a Najaf. La carovana è scortata da cinque dignitari sciiti. I volontari italiani portano nella città 6 mila litri d'acqua e due carichi di farmaci, biscotti e latte.
- Il 5 giugno, Abdel Salam Al Kubaisi telefona a Scelli per avvertirlo che la soluzione della vicenda degli ostaggi è forse vicinissima. «Qualcosa però non funziona - ricorda la Cri - e le trattative si interrompono, forse per un irrigidimento dei rapitori. Lo stesso irrigidimento che ha portato le autorità a decidere il blitz».

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