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San Luigi Gonzaga a Calimera

San Luigi Gonzaga a Calimera, nella Grecìa Salentina, lo festeggiano in modo assai originale: con i «Lampioni», il vino e i prodotti tipici. Una sagra che comincia il 19 e finisce il 21 giugno per rendere omaggio all'estate secondo una tradizione antichissima che ha radici nella cultura greco-bizantina.
La festa per qualche tempo caduta in disuso, è stata riproposta da alcuni anni e con crescente successo, dal circolo culturale «Ghetonia». L'organizzazione è della Pro loco in collaborazione del Comune.
I lampioni sono fatti con canne, spago, colla, carta velina colorata da interi nuclei familiari, in gara tra loro, sono impegnati nel prepararli. Calimera diventa, così, per alcuni giorni un gran laboratorio a cielo aperto. E poco importa se imperversa il caldo torrido del solstizio d'estate: si lavora la sera, la notte per rendere omaggio alla luce e alla speranza di buoni raccolti.
I «Lampioni» sono favole, esplosioni di fantasia popolare perché le strade del centro cittadino sono addobbate di rudimentali quanto belle strutture delle più svariate forme: navi, aerei, campanili, uccelli, fiori, cammelli. Manufatti grandi anche cinque o sei metri, illuminati dall'interno. Tra i temi di quest'anno il campanile della chiesa matrice di Calimera,una moschea, una chiesa ortodossa ed una stella di Davide, quali simboli di pace.
A proposito dei significati della festa, Marcello Abramo Lefons, vice presidente della Pro loco, sostiene: «Si tratta di un inno alla rinascita fisica e mentale della magia intesa come rituale della convivenza salvifica che trova il suo apice nella notte di San Giovanni il 24 giugno e poi nel rituale catartico del tarantismo per i SS. Pietro e Paolo il 28 e il 29 dello stesso mese».
Non a caso uno dei balli più apprezzati è la «pizzica» su musica tra il mito e il mistero della tarantola, «il ragno del morso e del rimorso».
Una festa quella dei «Lampioni» da vivere in allegria, «co' la bona salute» e nella certezza che «Zeno esù en etiù 's ti Kalimera», straniero tu non sei qui a Calimera. Come sancito su un'antica stele che la città di Atene donò nel 1960 al paese.
«I Figli di Rocco», con le musiche del loro disco «Focu miu» si esibiranno per la festa perché luci, musiche, pizziche e tarantelle lascino un ricordo indelebile. Contribuiranno anche «Enzo e la sua band» con liscio e folk. Evento quello dei «Lampioni» tanto più degno di menzione se circolano buon vino e prodotti tipici.
Anche a questi ha pensato la Pro loco con una mostra mercato di vini D.O.C. e D.O.P. di dieci aziende dell'area ionico salentina, vini da consumare con «friseddhre», «taraddhri», «kuturusci», «pucceddhre cu le volie». Traduzione per i pochi «curiosi viaggiatori» non al corrente di delizie salentine: friselle, taralli, e pucce, cioè pane impastato con le olive nere. Una spiegazione a parte meritano i «kuturusci»: anche questi sono piccoli taralli fatti con le rimanenze della massa del pane, conditi con olio, peperoncino e cotti al forno.
La Grecìa Salentina (41.000 abitanti, estesa su 144 kmq) comprende anche Castrignano dei Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino, furono colonizzate nell'VIII secolo a.C. da popolazioni greche. Da allora Calimera (appunto buon giorno in greco) e gli altri centri costituiscono un'isola linguistica (vi si parla il «griko» o «grecanico»)e culturale che, grazie alla «koinè grika», l'associazionismo greco, sono tenute in vita le tradizioni, le leggende, la gastronomia, i «travùdia palé» vale a dire di canti e musica antichi.
(Info: tel.347-5706238)

Vittorio Stagnani

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