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La Grecìa Salentina

La Grecìa Salentina (41.000 abitanti, estesa su 144 kmq) comprende anche Castrignano dei Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino, furono colonizzate nell'VIII secolo a.C. da popolazioni greche. Da allora Calimera (appunto buon giorno in greco) e gli altri centri costituiscono un'isola linguistica (vi si parla il «griko» o «grecanico») e culturale che, grazie alla «koinè grika», l'associazionismo greco, sono tenute in vita le tradizioni, le leggende, la gastronomia, i «travùdia palé» vale a dire di canti e musica antichi.
Da vedere a Calimera la chiesetta di S. Antonio che si trova in Via Montinari, a poca distanza da Piazza del Sole, cuore della cittadina.
Ha un originale e armonico prospetto ma, nell'interno, sono evidenti i rifacimenti subiti negli ultimi secoli. La Chiesa Parrocchiale o di San Brizio ampio edificio edificato nel sec. XVII sulle rovine di un tempio più antico. Ha prospetto rettangolare e l'interno a croce latina con nove altari, alcuni dei quali dotati di tele di valore, come il primo a destra, il cui dipinto viene attribuito al Catalano. L'altare del braccio sinistro della croce latina ha una nicchia con l'immagine di San Brizio, protettore del paese. Alle spalle della chiesa sorge un massiccio campanile a quattro piani.
La chiesetta semi ipogea, di san Biagio è in aperta campagna, sulla strada verso Melendugno, in un'area archeologica di grande interesse con testimonianze che vanno dal II al XV sec. d.C. La Madonna di Costantinopoli (detta anche di Santa Lucia) un affresco di scuola bizantina che testimonia la convivenza del rito greco e di quello latino nella rappresentazione pittorica degli abiti talari dei due vescovi effigiati, l'occidentale S. Eligio e l'orientale S. Elia. San Vito è una chiesetta di campagna ubicata ad est del Cimitero, ai margini del fondo Malachrito, in prossimità dell'ingresso dell'antico Bosco di Calimera.
Ha di caratteristico che nel suo centro sporge dal pavimento un grande masso calcareo con un foro nel mezzo, attraverso il quale passano, il lunedì di Pasqua, per tradizione e devozione, i piccoli e i grandi. Questo sasso conserva ancor oggi, nella parte superiore, un po' di intonaco con tracce di un affresco con l'effigie di San Vito Martire. La Cappella dell'Immacolata del 1636 e sorge in una piazzetta oggi intestata al Giudice Costituzionale Francesco Pantaleo Gabrieli. La Cappella del Crocifisso con un bell'altare sormontato da un grandissimo e pregevole crocifisso seicentesco in legno. Sulle volte sono raffigurati i quattro evangelisti.
Il Dolmen Placa a 3 Km. dal paese, sulla strada che porta a Melendugno, addentrato di un chilometro sulla destra, si trova il famoso Dolmen Placa, scoperto da Giuseppe Palumbo a Stele, opera del IV sec. a.C., è stata donata da Atene a Calimera nel 1960. Nel 1957, l'allora Sindaco di Calimera, Giannino Aprile, aveva indirizzato al Sindaco di Atene una lettera chiedendo un avanzo architettonico o, almeno, un sasso dell'Acropoli come simbolo della comune origine e di un'ideale continuità di rapporti.. E' di puro marmo attico e proviene dal Museo Nazionale di Atene. Reca incise le parole Patroclia di Proclide da Atmon, località presso Marussi, nei sobborghi di Atene, dove venne rinvenuta. La Stele, di fattura perfetta, con un bassorilievo rappresentante il Saluto di Patroclia, è sormontata da una palmetta ed è ornata di fiori simboleggianti la serenità rassegnata della morte. Una scritta ricorda: «Zeno esù en etiù 's ti Kalimera», straniero tu non sei qui a Calimera.
E' uno dei migliori esemplari di monumenti funebri conosciuti: per la sua perfetta armonia incanta chi la guarda anche se il bassorilievo centrale è un po' corroso dal tempo e il fusto, rotto trasversalmente, è saldato.
E' sistemata nei Giardini Pubblici in una edicola in pietra viva di Soleto.
Una visita fondamentale a Calimera è quella al museo civico di storia naturale con tanti esemplari di fauna locale.

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