Sabato 15 Dicembre 2018 | 00:37

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Era un ingegnere della Lockheed Martin

NEW YORK - «Non riceverete altro da noi che bare su bare... tutti macellati a questo modo»: questo agghiacciante messaggio, letto l'11 maggio dai massacratori dell'ostaggio americano in Iraq Nick Berg, suona oggi drammaticamente profetico alla luce della decapitazione dell'ingegnere della Lockheed Martin Paul Johnson in Arabia Saudita. Paul Johnson ostaggio Arabia
Johnson è il terzo americano decapitato nei quasi tre anni della guerra al terrorismo decretata dal presidente George Bush dopo l'11 settembre: prima di lui, oltre a Berg, ha fatto la stessa macabra fine il giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl.
Un filo rosso firmato al Qaida lega le tre decapitazioni: nel caso di Berg l'autore materiale, secondo la Cia, fu Abu Musab al Zarqawi, leader fondamentalista vicino alla rete di Osama bin Laden. Pearl fu sgozzato in Pakistan da Khalid Sheik Mohammed, il cervello delle stragi dell'11 settembre. E nel caso di Johnson, esperto in elicotteri, ad aver rivendicato il rapimento era stato il ramo saudita della stessa organizzazione.
Berg, un 'contractor' civile di West Chester in Pennsylvania che era andato in Iraq da solo ma non aveva trovato lavoro, aveva 26 anni. Era stato sgozzato come un vitello per punire l'America delle sevizie a cui alcuni soldati americani hanno assoggettato i detenuti iracheni nella prigione di Abu Ghraib.
«Per le madri e le mogli dei soldati americani: vi diciamo che abbiamo offerto di scambiare questo ostaggio con alcuni detenuti di Abu Ghraib e l'amministrazione Bush ha rifiutato», aveva proclamato uno dei carnefici in un comunicato.
Il filmato della morte di Nick Berg aveva avuto un precedente altrettanto orribile, quello della decapitazione del giornalista americano Daniel Pearl nel 2002. Le macabre immagini della sua esecuzione finirono in mano alla Cnn e ad altre emittenti internazionali pochi giorni dopo l'assassinio, ma prima che il corpo senza testa di Pearl fosse ritrovato. Le immagini non vennero mai messe in onda a differenza di quelle di Berg, che circolarono abbondantemente su Internet.
Trentotto anni, inviato del 'Wall Street Journal' in India, Pearl era scomparso il 23 gennaio 2002 mentre si trovava a Karachi nel Pakistan meridionale, dove stava cercando di entrare in contatto con gruppi islamici radicali legati ad al Qaida.
Un gruppo sconosciuto, il 'Movimento nazionale per la rinascita della sovranità pachistanà, aveva rivendicato il sequestro accusando il giornalista di essere un agente della Cia. L'e-mail con la rivendicazione fu accompagnata da quattro fotografie di Pearl, in una delle quali il giornalista aveva un'arma puntata alla testa. La Casa Bianca e la stessa Cia smentirono che Pearl avessse lavorato per i servizi segreti Usa. Su pressione degli Stati Uniti, il Pakistan mise in piedi una colossale caccia all'uomo.
Una caccia senza alcun successo: il 21 febbraio fu recapitata una videocassetta con la registrazione dell'esecuzione di Pearl, poi finita in mano alla Cnn: le immagini mostrarono il giornalista che ammetteva di essere ebreo e riconosceva che i musulmani erano ingiustamente perseguitati, quindi una mano che lo afferrava per i capelli mentre un'altra con un coltello gli staccava la testa dal collo.

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