Martedì 11 Dicembre 2018 | 21:27

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Il nodo del successore di Prodi

BRUXELLES - Dopo la fumata nera della scorsa notte, i leader europei riprendono oggi pomeriggio i negoziati sul successore di Romano Prodi alla presidenza della Commissione europea, dopo che sarà presumibilmente trovato un compromesso sulla Costituzione. Non è escluso che la maratona possa proseguire domani e anche l'ipotesi di un rinvio ad un vertice straordinario a metà luglio resta un'opzione possibile.
«La soluzione sarà trovata oggi, domani o un altro giorno, vedremo», ha detto il presidente irlandese di turno della Ue Bertie Ahern, al suo arrivo al Consiglio. «La giornata sarà lunga», ha aggiunto. «Il problema è che, per ora, nessuno dei candidati è in grado di emergere sugli altri con una maggioranza qualificata».
Sul tavolo dei ministri resta un elenco che comprende 8-9 nomi. La scorsa notte lo scontro si è esplicitato soprattutto sulle due candidature di punta: il premier liberal democratico belga Guy Verhofstadt, sostenuto da Francia e Germania, ma che sconta il veto della Gran Bretagna e quello del Partito popolare europeo (Ppe); il britannico conservatore Chris Patten, commissario Ue alle relazioni esterne, appoggiato dall'Inghilterra e da diversi governi popolari. Lo scontro, a quanto si è appreso, è stato piuttosto duro; la convinzione prevalente è che i due candidati si siano neutralizzati a vicenda. Per il ministro degli esteri inglese Jack Straw, Verhofstadt a questo punto è fuori dalla corsa: «Penso questo», ha detto intervistato dalla Bbc radio. «Guy Verhofstadt è qualcuno che non ha un sostegno positivo, non solo della Gran Bretagna, ma anche di altri stati membri».
Ancora più duro il premier Tony Blair il quale riferendosi alla candidatura sostenuta da Germania e Francia ha commentato: «Siamo in un'Europa a 25, non a sei, due o uno».
Schroeder, da parte sua, ha manifestato invece la speranza «che la posizione di blocco venga abbandonata». «Con Guy Verhofstadt - ha detto - avremmo un europeo convinto, che può fare il lavoro. La Germania non ha interessi diretti perchè non è un candidato nazionale, ma io voglio agire come un intermediario onesto».
Il premier del Lussemburgo Jean-Claude Juncker, l'unico dei candidati potenziali ad avere un appoggio generalizzato, ha ribadito di non essere disponibile per l'incarico: «Resto sulla posizione che avevo prima delle elezioni, resterò primo ministro: gli elettori hanno deciso così e manterrò la parola data», ha detto al suo arrivo al Consiglio.
Ahern non ha drammatizzato: «l'assenza di un accordo a questo stadio non è inusuale perché ci sono molti buoni candidati in corsa. Nella misura in cui alcuni candidati non saranno più in lizza, la scelta andrà verso altri».
La lista anziché ridursi però si allunga. Tra le new entry si segnalano due irlandesi: l'ex commissario Ue e imprenditore Peter Sutherland e l'ex presidente della Repubblica Mary Robinson, unica donna.

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