Sabato 15 Dicembre 2018 | 22:42

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Il giudice Stefano Dambruoso: le file degli integralisti continuano a rigenerarsi anche se la piramide di Al Qaeda non esiste più e molti sono stati arrestati

TORINO - «Non si può ipotizzare che i terroristi legati ad Al Qaeda stiano preparando nuovi attentati in Italia o in Europa, ma il rischio è generale e forte ovunque e le file degli integralisti continuano a rigenerarsi anche se la piramide di Al Qaeda non esiste più e molti sono stati arrestati»: è il senso di quanto detto oggi a Torino, al Bit, dal giudice Stefano Dambruoso.
Presentando all' Unicri, l' agenzia dell' Onu che si occupa di criminalità e, in particolare del terrorismo islamico, il suo libro «Milano-Baghdad», Dambruoso, per 8 anni sostituto procuratore a Milano e impegnato nella lotta al terrorismo, ha ricordato come negli ultimi 10 anni siano state indagate in Italia 200 persone per terrorismo, di cui 50 arrestati. «Da noi è più difficile arrestare che in Gran Bretagna e in altri paesi, come gli Stati Uniti - ha spiegato - perchè occorrono prove schiaccianti che spesso è molto complesso assumere anche se si ha la certezza di un coinvolgimento in trame terroristiche internazionali. I terroristi sanno benissimo che se trovassimo armi sarebbe tutto più facile e si adoperano in ogni modo perchè questo non accada».
Dambruoso e Guido Olimpo, coautore del libro e giornalista del 'Corriere della Serà hanno poi sottolineato come molti degli ultimi attentati, e, in particolare, quello a Madrid, sono stati organizzati, molto probabilmente, senza ordini «dall' alto», ma arruolando gente sul posto e procurandosi l' esplosivo 15 giorni prima in una cava. Inoltre la bomba di Madrid non era stata preparata da esperti, come si era pensato, ma forse da un ragazzino di 16 anni. «Insomma preparare un attentato che provochi la morte di molte persone - ha detto Olimpo - non è poi per loro così complesso. Molti leader sono stati arrestati, e quando questo avviene, per un po' i loro gruppi di appartenenza si quietano, ma poi si rigenerano anche perchè la cultura del martirio è molto forte. Inoltre - ha aggiunto - c' è da dire che non hanno fretta. Sia i martiri terroristi palestinesi, sia quelli legati a Bin Laden sentono di doversi immolare per la jihad, ma se il loro martirio, la loro attività non basterà, continueranno i loro figli e poi i nipoti e i figli dei nipoti. Il tempo è per loro una variabile storica particolare che spaventa molto».
Dambruoso ha quindi sottolineato l' evolversi del pensiero terroristico legato ad Al Qaeda, e questo al di là del fatto che Bin Laden sia ancora vivo o no: «hanno capito benissimo il valore dei media e di internet, sanno bene che un messaggio nella rete o il video di un' uccisione drammatica come quella dell' americano Nick Berg, vero o falso che sia, ha un valore moltiplicatore di effetti. Il problema è la percezione di forza e di onnipotenza che le menti pensanti riescono a diffondere sia tra gli occidentali impauriti, sia tra i loro adepti che hanno bisogno di certezze e di forza ideologica. Molti leader sono stati arrestati o non ci sono più, ma il pensiero che sta loro dietro è forte e si autorigenera».
Olimpo, che da anni segue da vicino le principali inchieste italiane sul terrorismo ha poi parlato di un asse Milano-Cremona-Torino-Varese: «questi uomini non si nascondono, vivono spesso alla luce del giorno e per loro non ci sono confini di regioni o stati, per questo le indagini sono molto complesse e quando si trovano documenti falsi è molto importante, anche se potrebbe non sembrare, perchè la circolazione per loro è basilare». Ha anche ricordato che Mohamed l' egiziano, il leader terrorista arrestato pochi giorni fa Milano, era passato anche per Torino.

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