Martedì 11 Dicembre 2018 | 23:27

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Ordinamento giudiziario - Manca il numero legale, seduta sospesa

Camera dei deputati
ROMA - Per la riforma dell'ordinamento giudiziario le cose cominciano a complicarsi più del previsto. Stamattina in Aula manca per tre volte il numero legale. L'Udc anche oggi non partecipa al comitato dei nove della commissione Giustizia che deve fare il punto sul provvedimento, salvo poi incontrarsi in separata sede con il presidente della commissione Gaetano Pecorella nella sala del governo. Infine il «giallo» del parere della commissione Bilancio.
Il numero legale manca subito, alla votazione sul primo emendamento da esaminare. L'opposizione decide di non rendere facili le cose alla maggioranza e così abbandona l'emiciclo. Ma nel centrodestra le assenze sono troppo numerose per andare avanti da soli. Soprattutto tra i banchi di An (su 97 deputati ne mancano 43). Così si sospende. Nel frattempo si riunisce il comitato dei nove per fare il punto sugli ultimi emendamenti. Ma l'Udc non si presenta. Come ieri. La responsabile Giustizia del partito Erminia Mazzoni resta fuori a esaminare con il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti il fascicolo degli emendamenti. La riunione finisce e il relatore Francesco Nitto Palma (FI) con una smorfia di sofferenza sul viso fa capire che le cose non stanno andando come previsto. Lui infatti sperava di veder approvato il testo entro domani. Ma non c'è più il tempo. Oggi pomeriggio l'Aula della Camera deve occuparsi di un decreto che scade e che riguarda i fondi per far partire l'agenzia europea per la sicurezza alimentare. Poi c'è il question time. E domani non è prevista seduta anche perché c'è la commemorazione di Enrico Berlinguer nella Sala della Lupa.
Il voto del provvedimento è destinato dunque a slittare, magari alla prossima settimana. Ma anche in questo caso i tempi sono davvero risicati perché in vista dei ballottaggi sono solo due i giorni da dedicare alle sedute d'Aula.
Terminata la riunione del comitato dei nove comunque, nell'attigua sala del governo, Vietti e Mazzoni si incontrano da soli con Pecorella.
Eppure il ministro della Giustizia Roberto Castelli nemmeno mezz'ora prima aveva buttato acqua sul fuoco delle polemiche di ieri con Vietti: «Ho parlato con lui. Ci siamo chiariti. Gli ho spiegato che gli emendamenti che avevo preparato erano per lo più tecnico-formali e che quindi non avevo ritenuto di disturbarlo per una cosa del genere in campagna elettorale. Tutto qui...». Nessuna scortesia istituzionale dunque, ma dopo le polemiche di ieri anche sul voto elettorale (Castelli aveva ricordato all'Udc che la Lega aveva vinto di più...) Vietti e il Guardasigilli oggi non si incontrano. Tempi a parte, comunque, per la riforma ci sono anche altre difficoltà: prima di tutto il parere della commissione Bilancio che «boccia» di fatto una parte sostanziale della riforma, quella che parla dei magistrati «in soprannumero». I soldi per pagarli, dice in estrema sostanza la commissione, non ci sono e così quella parte va cassata. «Non è vero niente - dichiara Nitto Palma - la Bilancio ha frainteso la norma. In Aula spiegheremo il perché».
Ma a farlo prima, con i cronisti, è lo stesso Guadasigilli: «I nostri colleghi della Bilancio dovrebbero essere dei Pico della Mirandola visto che dovrebbero sapere tutto di tutto. Ma questo capite bene che non è possibile e così capita, come è accaduto oggi, che non centri il problema». «Il termine "soprannumero" infatti - spiega Castelli - va inteso nel senso tecnico-giuridico del termine e non come ha fatto la commissione nel senso di magistrati in più nell'organico. In realtà è sempre lo stesso numero di magistrati che gira per le varie sedi giudiziarie, ma che fa sempre parte dell'organico. Se un magistrato, insomma, percepisce il suo stipendio a Roma o a Milano, che differenza fa?». «Quindi - aggiunge ancora il ministro - la questione è già bella che risolta. Un errore in questo caso è comprensibile. A volte succede. Non c'è nessun problema. Si va avanti...».
In realtà, osservano nel centrosinistra, le cose potrebbero anche non essere così semplici. «Vi pare possibile - osserva un esponente dei Ds - che per mesi i consulenti e i tecnici del ministero e delle commissioni si sono incontrati e parlati e poi si è arrivati a fare uno sbaglio del genere? E' chiaro che la ragione che sottende a tutto questo è politica e che un accordo vero e proprio ancora non c'è». Forse, dichiarano alcuni, si vuole perdere tempo in attesa del rimpasto...
La questione del giudice ausiliario invece, altro punto importante della riforma, «abbiamo deciso che verrà stralciata», spiega ancora Nitto Palma, «perché i soldi non ci sono». «Ma potrebbe diventare - ipotizza il ministro della Giustizia - oggetto di un disegno di legge autonomo. Vedremo. A malincuore siamo stati costretti a stralciare l'intero articolo».
Tutti comunque, dal Guardasigilli, all'Udc a Forza Italia e ad An assicurano che sul testo non ci sono problemi e che se non si voterà la prossima settimana «sarà subito dopo, perché è un provvedimento complesso e gli emendamenti sono tanti. Ma ormai l'accordo c'è e si va avanti».
Nell'attesa però il numero legale manca per tre volte di seguito...

A far mancare il numero legale sulla riforma dell'ordinamento giudiziario sono state soprattutto le assenze nel gruppo di An. E' quanto si nota leggendo i tabulati dell'Aula: su 97 deputati non se ne sono presentati 43.
Mancando le opposizioni, che hanno deciso di abbandonare l' emiciclo al momento del voto, è toccato alla sola maggioranza assicurare il numero legale. Ma le numerose assenze lo hanno impedito.
Oltre ai parlamentari di Fini, sono mancati all'appello 39 deputati di Forza Italia (sui 176 che fanno parte del gruppo), 10 dell'Udc (su 37) e solo due della Lega (su 29).

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