Lunedì 17 Dicembre 2018 | 03:10

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Prodi rilancia la Costituente dell'Ulivo

Romano Prodi ROMA - Romano Prodi rilancia la Costituente dell'Ulivo e spiazza i Ds e la Margherita, sorpresi di vedere imprimere dalle colonne di Repubblica una nuova, brusca virata dal professore, all'indomani del risultato del listone non certo entusiasmante. Un risultato che ha tra l'altro provocato una serie di polemiche sulle preferenze alle europee, dopo che nel numero degli eletti si è confermata una netta supremazia dei Ds sulla Margherita; polemiche subito bollate dal diessino Chiti e da Marini come «chiacchiere da corridoio».
I Ds riuniti in segreteria non trovano di meglio da fare che rilanciare a loro volta il progetto della lista unitaria, proponendo di dargli un assetto più strutturato con la federazione dei partiti che la compongono. «Dell'assemblea costituente ne discuteremo tutti assieme - dichiara alla fine Chiti - ma è uno dei due impegni che porteremo avanti; l'altro è quello del proseguire nell'esperienza della lista unitaria con forme federative per rendere più forti e più stringenti i rapporti tra i partiti che ne fanno parte».
L'esecutivo della Margherita non discute della proposta di Prodi, derubricandola - stando alle parole del braccio destro di Rutelli Paolo Gentiloni - a «utile contributo che non risolve però i problemi». Lo stesso Rutelli, oltre a non citare neppure nella sua relazione all'esecutivo la lettera di Prodi, si chiude in un silenzio eloquente per tutto il giorno, senza spendere una parola sul tema. I prodiani invece fanno quadrato e, da Parisi a Letta, da Bordon a Monaco, difendono l'iniziativa del Professore che - come assicura Parisi - «non è un'accelerazione nè un'improvvisazione», ma la continuazione di un percorso avviato con la lista unitaria. Del resto, fanno notare i prodiani, l'appello per un grande Ulivo, lanciato da Prodi agli ultimi comizi la scorsa settimana, condito dagli incontri a tutto campo, con Mastella e Bertinotti, trovò d'accordo tutti i leader del listone. E allora - si chiede - perchè scandalizzarsi tanto oggi? Se oggi nella Margherita c'è la consegna del silenzio, almeno fino ai ballottaggi, qualche primo avvertimento all'indirizzo del leader della coalizione parte lo stesso. «Ora il problema è tutto nelle mani dell'autista del pullman...», commenta un ex Ppi, con un riferimento all'impegno di Prodi alla campagna elettorale del '96 per affermare la sua leadership.
Nella Quercia si respira una forte irritazione per l'uscita del professore, calata dall'alto senza la possibilità di discuterne e confrontarsi dopo un'analisi approfondita del voto. Ma tra i Ds c'è anche il clima di euforia e di orgoglio ritrovato per il buon risultato del partito che ha ottenuto il 23% dei voti alle amministrative di domenica scorsa, a fronte del risicato 10% avuto dalla Margherita, restata così ferma al risultato delle precedenti amministrative.
Se Massimo D'Alema evita di commentare sostenendo di dover ancora «studiare» la lettera di Prodi, il fassiniano Mimmo Luca, membro della segreteria, è più esplicito: «Non vorrei che l'articolo di Prodi possa prestarsi ad interpretazioni equivoche, secondo le quali il progetto della lista unitaria va accantonato per esaurimento di scopo». Lucà va oltre e osserva: «Non si può dire infatti a 10 milioni di elettori che hanno votato il listone che ora si passa ad altro come se nulla fosse. Avevamo detto che la lista non sarebbe stata solo un'aggregazione elettorale, che doveva essere il baricentro riformista di una coalizione, che si doveva partire da lì per dare un timone affidabile al centrosinistra. Non possiamo sciogliere questo percorso, è il primo mattone di un nuovo edificio».
Anche gli esponenti del Correntone, con la sola eccezione di Giovanna Melandri, non si sperticano in grandi lodi. «Mi sembra molto confusa», taglia corto Marco Fumagalli. «Si dica no a questa nuova proposta di Prodi - chiede il salviano Giorgio Mele - e ci si prepari finalmente a costruire una coalizione larga e plurale, l'unica condizione realistica per battere una destra ancora molto agguerrita». Parole in sintonia con il giudizio di Rifondazione: «Quello che ci preme - dice Franco Giordano - è un confronto programmatico serrato con il centrosinistra per determinare rapidamente un'alternativa di governo a Berlusconi».
E sempre da sinistra arrivano altri stop. «L'assemblea costituente - afferma il verde Paolo Cento - è il metodo giusto per dare impulso all'alleanza di centrosinistra per la costruzione di un patto programmatico per il futuro dell' Italia. Ma deve riguardare tutte le opposizioni. Non servono sommatorie dei ceti politici». E il leader del Pdci Oliviero Diliberto, sebbene «pronto a imbracciare il kalashnikov» se qualcuno nel centrosinistra volesse mettere in discussione la candidatura di Romano Prodi nel 2006, chiede: «Se è di tutti, perché non dobbiamo chiamarla costituente del centrosinistra? Perchè il simbolo di tutti è stato usato solo da tre partiti?».
I socialisti di Boselli non respingono la proposta: «La lettera - commenta Roberto Villetti - è una buona base di confronto».
Più netto a sostenere la proposta i capigruppo della Margherita. Per il senatore Willer Bordon, l'iniziativa di Prodi «è il classico masso che chiude qualsivoglia fibrillazione microbica nel centrosinistra» sulla leadership. E il capogruppo alla Camera Pierluigi Castagnetti spiega così la virata del Professore: «Prodi ha la doppia veste: è leader del Listone e dell'Ulivo. Si deve fare carico di tutta la coalizione, perché non si può andare avanti per due anni ognuno per conto proprio e poi negli ultimi 15 giorni stringere sul programma».
Carlo Bestini

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