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Per tutti Michele Emiliano è «il Gladiatore»

BARI - Lo hanno chiamato «il Guazzaloca del centrosinistra», ma per tutti Michele Emiliano è «il Gladiatore»: un titolo che si è conquistato sul campo durante questa campagna elettorale, per lui cominciata di fatto oltre otto mesi fa. Emiliano riconsegna al centrosinistra la città di Bari, roccaforte della destra dal 1993. E' un magistrato «di ferro»: nasce a Bari il 23 luglio del 1959. Suo padre Giovanni è allora un calciatore professionista. La madre Francesca ha 24 anni e lo partorisce in casa in via Enrico Toti, nel quartiere San Pasquale. Ancora oggi Michele vive in quel quartiere, nello stesso palazzo, ha solo cambiato appartamento, che divide con la moglie Elena e i tre figli.
A tre anni emigra alla volta di Bologna: uno stipendio sicuro attira la sua famiglia nella grande città emiliana. Nel frattempo è nato Alessandro, suo fratello, di due anni più giovane. Michele frequenta la scuola elementare Emilio Panzacchi di via Marconi: la sua maestra - racconta la biografia che si trova su Internet (www.michelemiliano.it) - si chiama Laura Brasolin, è veneta, e il suo compagno di banco è un piccolo comunista figlio di ferroviere e infligge al piccolo Michele, cresciuto nel mito americano, la prima delusione politica: i due infatti scommettono su quale sia più grande tra la Russia e gli Stati Uniti. Michele perde sostenendo che gli Stati Uniti sono molto più grandi dell'Unione Sovietica.
Nel 1968 la famiglia rientra a Bari e lo stesso anno nasce Simonetta, sua sorella. Michele frequenta la scuola elementare Giuseppe Mazzini, dove il maestro Gilberto Gissi, anch'egli veneto, gli insegna il 24 Maggio e Fratelli d'Italia, le equivalenze e la grammatica italiana. Dai giovinetti di via Garruba impara il dialetto barese e «a fare a mazzate». Le prende, e qualche volta le dà. Suo padre Giovanni gli racconta nostalgicamente la sua vita di piccolo Balilla Moschettiere che montava la guardia al Palazzo del Governo.
Alle medie, all'Amedeo D'Aosta, memorabili - è detto sempre nella biografia su Internet in gran parte dedicata alla descrizione della personalità di Michele-bambino e poi ragazzino - sono le discussioni politiche di Michele con l'insegnante di storia e geografia, Idea Muciaccia, comunista, che non nasconde le sue tendenze. La professoressa Federici, esule dalmata, anticomunista viscerale, gli insegna il latino come l'Ave Maria, polemizzando attraverso di lui con la collega dell'opposizione.
Terminati gli studi medi inferiori si iscrive al Liceo Classico Quinto Orazio Flacco, corso G, «dove venivano iscritti quelli che non riuscivano a farsi mettere nelle altre sezioni». Sono anni di intensa attività politica. Ma naturalmente non per Michele, che gioca a pallacanestro e legge solo i Giganti del Basket. Poi arriva il professor Pasquale Cassano, docente di storia e filosofia, a cambiargli la vita. Il rozzo atleta del CUS Bari, rissoso e strafottente, diviene d'improvviso un appassionato lettore di saggi sulla storia d'Italia e decide di portare storia agli esami di maturità, dove coglie un discreto successo (43/60).
Si iscrive a giurisprudenza col presupposto che una laurea così non si nega a nessuno. Durante gli studi - racconta sempre l'ironica biografia - lavora nell'azienda del padre che gli affida compiti importanti: scaricare camion, consegnare e prelevare bilance da riparare presso le salumerie e le macellerie di Bari, montare la moquette nello stand della Fiera del Levante. Si laurea nell'aprile del 1983 con una tesi sui contratti di sponsorizzazione sportiva, questa volta va molto meglio degli esami di maturità.
Comincia a frequentare lo studio dell'avvocato Paolo Chieco, di Ruvo di Puglia, il quale lo dissuade dal proseguire nella professione. Poi arriva il concorso di magistratura. Lo stesso anno conosce Elena, che diventerà sua moglie. La sera del loro primo appuntamento Michele prudentemente le chiede di sposarlo e di avere dei figli. Elena lo guarda e lo riaccompagna a casa dicendo che così non attacca e che deve sottoporsi a un fidanzamento tradizionale. Si sposano dopo 9 mesi, il 27 febbraio 1988.
Poi quella di Michele Emiliano diventa presto una «vita blindata». Gli anni più belli per la famiglia sono forse quelli trascorsi ad Agrigento. E' il primo incarico per Michele: dal 1988 al 1990. La famiglia va via dalla Sicilia a maggio: quattro mesi dopo la mafia uccide il giudice Rosario Livatino. Seguono anni veramente difficili: la procura di Brindisi, le scorte, le minacce di morte. Quindi il trasloco come requirente a Bari, dove le minacce continuano. Poi la decisione di impegnarsi in politica: tenace, Michele il Gladiatore, ce l' ha fatta e annuncia: «domani sarò già al lavoro in Comune».
Luisa Amenduni

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