Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:22

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Gli eletti al Parlamento europeo

Parlamento Europeo Cinque eletti nel Nord-Ovest, tre a testa in Nord-est, Centro e Sud, due nelle Isole. Sono i 16 nuovi eurodeputati di Forza Italia. Tra loro, dovrebbe avercela fatta Iva Zanicchi al fotofinish su Jas Gawronski nella prima circoscrizione. Per il resto, molte le conferme, anche se gli eletti sono 6 meno del 1999. In tutti i casi, il più votato della lista è stato Silvio Berlusconi, che però è ineleggibile come presidente del Consiglio e dunque lascia il suo posto al primo dei non eletti. Ecco i nomi dei probabili nuovi deputati europei azzurri nell'ordine delle preferenze ottenute, mentre si scrutinano le ultime schede.
NORD OVEST: Gabriele Albertini, Mario Mauro, Guido Podestà, Mario Mantovani, Iva Zanicchi (anche se non si è concluso il testa a testa con Gawronski); NORD EST: Renato Brunetta, Giorgio Carollo, Amalia Sartori; CENTRO: Antonio Tajani, Alfredo Antoniozzi, Stefano Zappalà (dopo un lungo confronto con Bertolozzi); SUD: Giuseppe Gargani, Riccardo Ventre, Marcello Vernola; ISOLE: Giuseppe Castiglione, Francesco Musotto.
Ancora alcune incertezze sui nomi degli eletti di An a Strasburgo, anche a causa di un gioco di subentri dovuto al ruolo di capolista svolto da Gianfranco Fini e da numerosi ministri.
Questa la situazione: - NORD-EST - Un solo eletto, Gianfranco Fini. Rinunciando, lascerà il posto all'eurodeputato uscente Sergio Berlato.
- NORD-OVEST - Due eletti: Fini e Romano La Russa, fratello di Ignazio. La rinuncia del vicepremier determinerà l'elezione di Cristiana Muscardini.
- CENTRO - Gli eletti sono due: Fini e Roberta Angelilli. La rinuncia di Fini farà scattare il primo dei non eletti che è però il ministro Altero Matteoli. La rinuncia del ministro dovrebbe far scattare il seggio per Alessandro Foglietta, a meno che non venga sorpassato in extremis da Fabio Rampelli.
- SUD - Qui gli eletti sono tre, ma tutti con incarichi di governo: Fini, Alemanno e Gasparri. Con le loro rinunce entreranno all'Europarlamento Adriana Poli Bortone e Salvatore Tatarella. Il nome per il terzo seggio è ancora incerto: se lo giocano Vincenzo Nespoli, Marcello Taglialatela o Edmondo Cirielli.
- ISOLE - Un solo eletto: Fini. Gli subentra l'uscente Nello Musumeci.
Gianni De Michelis e Alessandro Battilocchio sono i due eletti a Strasburgo della lista Socialisti Uniti che raggruppa il Nuovo Psi e Unità Socialista di Signorile.
Battilocchio, che è stato eletto nella circoscrizione Centro, è il primo cittadino di Tolfa ed è il più giovane sindaco d'Italia
Armando Dionisi al Centro, Lorenzo Cesa al Sud, Antonio De Poli al Nord-Est. E poi Vito Bonsignore, che dovrebbe subentrare a Marco Follini nel Nord-Ovest, e Raffaele Lombardo, che potrebbe prendere il posto ottenuto da Salvatore Cuffaro nelle Isole. E' la nuova squadra degli europarlamentari dell'Udc. Il risultato 'storicò del 5,9% dei consensi (un milione 917mila voti) porta a 5 eletti, uno per circoscrizione a dimostrazione della distribuzione territoriale del consenso al partito di Follini.
La lista unitaria, con il suo 31,1%, al di sotto del 33% previsto alla vigilia, non esulta, ma parla comunque di «vittoria indiscutibile», mettendo in rilievo la «secca sconfitta» del leader della Cdl, i trionfi della Gruber e di D'Alema su Berlusconi, e rassicurando gli elettori che «il progetto non si ferma e andrà avanti».
Ma al di là delle prime reazioni positive dei leader di Ds e Margherita, dietro le quinte si muove già chi pensa di arrivare presto ad una resa dei conti a lungo agognata. E parte il pressing su Romano Prodi, la cui leadership, secondo il diessino Bersani, è rafforzata da questo risultato, ma che invece, secondo un dirigente dei socialisti, «esce ammaccata».
Nei Ds, in vista del direttivo di giovedì (e della segreteria di domani) arrivano subito le bordate del 'correntonè, con Pietro Folena che sancisce il fallimento del progetto del listone e dell'Ulivo ristretto, seguito a ruota da Mussi e dalla Buffo. Pure nella Margherita (che domani riunirà l'esecutivo) si affilano le armi, anche perchè i sei eletti alle europee (Toia, Vittorio Prodi, Pistelli, Andria, Letta, Cocilovo) a cui sembra se ne aggiungano altri due (grazie alle opzioni di Gruber e Santoro Paolo Costa e Gianni Rivera) non bilanciano numericamente i 12-13 eletti tra le fila dei Ds. Ma, a parte il fatto che gli eletti della Margherita sembrano destinati a crescere di due unità, Paolo Costa e Gianni Rivera, grazie alle opzioni di Lilli Gruber e Michele Santoro, c'è chi osserva che, se non ci fosse stata la lista unitaria, il 10% preso alle amministrative dai Dl sarebbe apparso ben poca cosa rispetto al 23% ottenuto dai Ds.
Il primo dato certo, sottolineano stamattina con una sola voce i tre leader Fassino, Rutelli e Boselli, è la sconfitta di Forza Italia e del suo leader. Ma nessuno, nemmeno Arturo Parisi che parla di «vittoria indiscutibile», si nasconde che «tutti si aspettavano qualcosa di più». Più franco Gavino Angius: «Un voto che apre certamente nuovi scenari ma pone anche alcuni problemi. Il risultato, assolutamente incoraggiante è tuttavia un po' al di sotto di talune attese». E spuntano le prime punture di spillo tra i leader, come quella dello stesso Parisi che rinfaccia a D'Alema e Marini di aver «alimentato le attese parlando del 36%», obiettivo chiaramente «fuori portata della lista». O quella di Romano Prodi che, pur ammettendo che in democrazia le leadership si devono mettere in discussione, dice che comunque non sembrano esserci «concrete alternative», con un riferimento che subito viene letto come un attacco al sindaco di Roma Veltroni, suo principale competitor - secondo molti osservatori - per il 2006. Il quale, da parte sua, risponde con un «non c'è nulla di personale» quando i giornalisti gli chiedono se l'ottimo risultato del Listone a Roma (oltre il 36%) sia merito suo.
Ma prima dei ballottaggi, cioè tra due settimane, difficilmente si arriverà ad una resa dei conti tra i leader, come fa capire Rutelli pressato dai giornalisti. Intanto si fanno i cosiddetti conti della serva e si vede subito che i partiti del listone da soli alle amministrative totalizzano circa il 34% dei voti, contro il 31,1% delle europee. Un dato che innescherà polemiche a non finire, soprattutto sulla leadership di Prodi (difesa a spada tratta da Fassino, Rutelli, Diliberto e Gruber), visto che della fusione il professore è stato l'ispiratore. Anche se oggi Parisi prova a gettare acqua sul fuoco ricordando che alle europee del '99 c'era pure Antonio Di Pietro dentro l'Asinello e che quindi per un calcolo esatto bisogna tenerne conto. E comunque Prodi è soddisfatto - assicura Parisi - «ed è al servizio della costruzione dell'Ulivo», compito per il quale non serve avere incarichi istituzionali tant'è che non è affatto detto che il professore si candidi in qualche collegio per entrare in Parlamento.
Da Bologna il professore sfoggia sicurezza: «Onestamente, un punto in più o in meno non è che mi interessa più di tanto. Il fatto è che adesso siamo il punto di riferimento. Certamente - ammette Prodi - qualcuno aveva fatto previsioni più elevate, ma non le avevo fatte io, perchè sapevo bene quanto, con il sistema proporzionale, sia complicato far capire un progetto unitario».
«Credo che il risultato ottenuto - commenta Enrico Letta - rafforzi Romano Prodi, che è stato l'unico che ha dimostrato di essere in grado di fare crescere il centrosinistra in tutte le sue componenti». Anche Piero Fassino sostiene che «non c'è nessuna ragione per aprire questo dibattito su Prodi». «Il successo della lista conferma la validità del progetto». Il segretario dei Ds è visibilmente soddisfatto per il risultato delle amministrative e ai giornalisti ribadisce che il suo è il primo partito italiano con il 23% alle provinciali. Certo, questo risultato non si vede con la Lista Prodi, dove i Ds sono stati insieme a Margherita, Sdi e Repubblicani Europei, ma «ciò dimostra - taglia corto Fassino - quanto noi siamo molto generosi». «Il progetto va avanti e non c'è nessun pareggio nè alle elezioni europee, nè alle amministrative».
E sulla stagione che si apre a sinistra dopo i buoni punteggi ottenuti da Pdci, Verdi e Prc, interviene con una battuta il verde Paolo Cento: «Da ora cambiano i rapporti di forza tra l'area radicale e quella moderata all'interno del centrosinistra»
Due gli eletti dei Verdi al Parlamento europeo. Sono l'ambientalista altoatesino Sepp Kusstatscher e il presidente del partito Alfonso Pecoraro Scanio, che dovrebbe rinunciare al seggio a favore di Monica Frassoni, eurodeputata uscente ma eletta cinque anni fa in Belgio e ora seconda nel Nord Ovest per la lista del Sole che Ride.
Rifondazione comunista va a Strasburgo con 5 eletti, uno di più delle previsioni della vigilia. Sono Fausto Bertinotti, Vittorio Agnoletto, Luisa Morgantini e Roberto Musacchio. Il quinto nome dipende dall'opzione del segretario, eletto in più circoscrizioni, e quindi sarà noto nei prossimi giorni.
Sarà Matteo Salvini, giovane direttore di Radio Padania, segretario provinciale milanese e capogruppo a Palazzo Marino della Lega Nord, la new entry del Carroccio al Parlamento Europeo.
La Lega ha infatti ottenuto quattro seggi: tre nella circoscrizione Nord Occidentale, uno in quella del Nord Est. Nel nord-ovest, gli eletti risultano essere Umberto Bossi, Mario Borghezio e Francesco Enrico Speroni. Con la rinuncia del ministro e leader, entrerà appunto Matteo Salvini, primo escluso.
Nel nord-est è stato eletto ancora Bossi e la rinuncia riporterà a Strasburgo Giampaolo Gobbo.
All'Europarlamento di Strasburgo, per la lista Emma Bonino dei Radicali Italiani sono stati eletti, nelle circoscrizioni nord-est e nord-ovest, Emma Bonino e Marco Pannella. Lo rende noto il segretario del partito Daniele Capezzone.

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