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Vita da scheda

Le schede che oggi sono state utilizzate dagli italiani saranno ben più longeve di quanto si pensi. Moriranno alla possibilità d'essere impiegate per esprimire una preferenza (è impossibile riutilizzarle) ma saranno tenuta in vita artificilamente: per 5 anni, o fino allo scadere della legislatura, saranno conservate negli archivi dei tribunali, pronte ad essere rispolverate in caso di ricorso.
Il suo creatore si nasconde nei mille uffici del Ministero dell'Interno. Lì viene anche individuta le tipografie che saranno autorizzate a stamparle.
A Bari, quest'anno, incaricata del «parto» delle schede (per il capolugo pugliese e la sua provincia) è stata società «Favia artigrafiche».
L'impostazione della scheda è frutto di un sorteggio che determinerà la posizione che cavrà ciascun simbolo di lista.
Il sorteggio avviene: presso l'Ufficio centrale elettorale per le elezioni politiche; la Corte d'Appello per le Province e la Commissione elettorale circondariale per i Comuni.
La tipografia, avute le posizioni dei simboli, predispone una bozza della scheda e un dirigente della Prefettura deve prenderne visione e apporre il «visto si stampi».
Funzionari della Prefettura assistono a tutte le operazioni di stampa (presso la Favia di Bari si sono avvicendati 10 funzionari).
Calde di stampa le schede vengono divise per collegio e sezione elettorale e messe in scatole.
Al contrario di quanto accadeva fino a pochi anni fa, le scatole zeppe di schede quest'anno non sono state sigillate ma soltanto imballate.
La Prefettura si occupa anche di organizzare i camion (scortati) che portano le schede ai Comuni. Nel Barese la consegna è stata effettuata 2-3 giorni prima delle elezioni.
A questo punto è il Comune, e non la Prefettura, ad avere la respondabilità delle schede. Esse, il giorno prima delle votazioni, cioè il giorno d'insediamento del seggio, vengono consegnate dai funzionari comunali ad ogni presidente di seggio.
D'ora in poi le responsabilità saranno tutte di quest'ultimo. Lui dovrà contare le schede e vidimarle (alcune volte, però, le vidimano gli scrutatori). Si contano perché il loro numero deve essere pari al numero degli elettori più una percentuale, di circa il 10% (che sono a disposizione del presidente in casi straordinari, come la sostituzione di scheda abrasa).
Contata, vidimata e sistemata, la scheda viene presa e consegnata all'elettore. Questi, una volta espresse le sue preferenze, la inserirà nell'urna. La scheda resterà lì, assieme a tutte le altre, fino a quando, chiusi i seggi, le mani del presidente non solleveranno l'urna muovendola forte per mischiare il prezioso contenuto. Rotti i sigilli, le schede verranno estratte una per volta. Lo scrutatore segnerà le preferenze e ciascun pezzetto di carta che reca il nostro voto verrà chiuso in un plico (assieme ai verbali e ai registri) e consegnato dal presidente di seggio all'Ufficio elettorale competente.
Come è stato detto, la prova delle nostre scelte politiche verrà conservata per anni. Quando non c'è proprio più alcun motivo per tenerla in vita scatta l'ultima fase: dopo il parere favorevole della «Commissione per lo scarto degli atti d'archivio del Tribunale» e il parere conforme del Ministero per i beni culturali (non è che il nostro voto si sia tramutato in un'opera d'arte ma è questo il ministero responsabile degli Archivi di Stato), liberatorio arriverà l'inceneritore.
Marisa Ingrosso

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