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Europee - Slovenia, sconfitta per i partiti europeisti del governo

LUBIANA - Europeista convinta la Slovenia ha oggi mandato un segnale di segno opposto bocciando i partiti al governo che, con determinazione, hanno condotto il paese in Europa e facendo registrare la più bassa affluenza alle urne da quando, nel 1991, è diventata uno stato indipendente.
Contro previsioni e sondaggi sui sette seggi assegnati alla Slovenia nel parlamento europeo i partiti dell'alleanza di governo ne hanno ottenuti solo tre, mentre l'opposizione, nel suo insieme, ha la maggioranza di quattro seggi.
Il Partito liberal-democratico (Lds) del primo ministro Anton Rop e il Partito dei pensionati (Desus), anch'esso nella coalizione di governo, hanno ottenuto due seggi e un terzo seggio lo ha conquistato la Lista unita socialdemocratica (Zlsd). Nell'opposizione di centro destra la Nuova Slovenia (Nsi) di Andrej Bajuk, si aggiudica due deputati, e due deputati vanno al Partito democratico (Sds)di Janez Jansa. Secondo l'87 percento dei voti scrutinati, la Nuova Slovenia ha superato il Partito Liberal-democratico e il Partito dei pensionati con un 23,5 percento contro il 22 percento dei due partiti al governo.
Una severa sconfitta per l'Lds che alle politiche del 2000 aveva raggiunto da solo il 36 percento dei voti e una conferma della crescente stanchezza degli sloveni verso una coalizione che governa ininterrottamente il paese dalla proclamazione dell'indipendenza nel 1991, tranne una parentesi nel 2000 con il governo di centro destra di Bajuk durato poco più di sei mesi. Tredici anni che hanno visto alla guida dell'esecutivo il Partito Liberal-democratico prima con Janez Drnovsek, ora presidente della Repubblica, e da due anni con Anton Rop. Tutti gli sloveni riconoscono a Drnovsek e al suo partito di aver portato il paese fuori dai Balcani e in Europa, ma sembrano decisi a offrirsi un'alternanza in nome di quella democrazia che hanno conquistato.
Commentando il risultato Drnovsek si è limitato ad auspicare che i deputati sloveni antepongano gli interessi del paese a quelli dei partiti aggiungendo che «non bisogna essere solo passivi osservatori e farci trainare dagli altri - ha dichiarato alla televisione nazionale il presidente della Repubblica. Jelko Kacin (Lds) ha detto semplicemente che avrebbero «voluto una maggiore rappresentanza al parlamento europeo».
Tutti i partiti al governo, comunque, addebitano il voto alla bassa affluenza dovuta alle tempeste e alla pioggia che oggi è caduta tutto il giorno sul paese, mentre gli altri cantano vittoria. «Si tratta di un prologo alle politiche che si terranno in autunno e che ci vedranno vincitori» ha detto Lojze Peterle, ex ministro degli esteri di Drnovsek, passato all'opposizione nelle liste della Nuova Slovenia.
L'altro segnale, in linea con il resto d'Europa, ma sorprendente per la Slovenia è l'astenzione massiccia ,solo il 27,81 percento, 451.000 elettori del 1,6 milioni aventi diritto ha sfidato la pioggia per recarsi alle urne. Una sconfitta per tutti i partiti, di centro sinistra e di centro destra, considerato che, l'anno scorso, il 60 percento degli sloveni è andato a votare per dire 'sì all'ingresso in Europa.
«Sono molto deluso per la bassa affluenza - ha dichiarato il capo della delegazione della Commissione Europea in Slovenia, Erwan Fouere - ci si aspetterebbe più entusiasmo in paese che è appena entrato». Quello che ha giocato, secondo alcuni commentatori, è la paura di un paese piccolo, meno di due milioni di abitanti, che teme di perdere un pezzo di quella sovranità appena conquistata e una parte di quella cultura che, per sopravvivere, ha difeso tenacemente per secoli.
Angela Virdò

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