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Ex ostaggi - Pagati solo gli informatori

ROMA - «Riscatto, no. Soldi per oliare contatti e pagare gli informatori, ovviamente sì «. A parlare è una fonte dell'intelligence, che ribadisce la versione del sequestro e della liberazione degli italiani che finora è andata per la maggiore.
E cioè: nessun riscatto, come ha ribadito oggi il premier Berlusconi, ma - come si legge in una nota di Palazzo Chigi - «una operazione militare delle forze speciali della coalizione in collegamento con l'intelligence italiana e d'intesa con il governo». Tutto il resto sono «fantasie o falsità «. Che però continuano ancora oggi a tenere banco. La polemica rovente tra Emergency - con Gino Strada che dice di aver saputo da sue fonti che il Governo italiano avrebbe pagato 9 milioni di dollari - e la Croce Rossa - con Maurizio Scelli che sostiene di avere «la certezza matematica» che «nè il Governo, nè i servizi segreti, nè l'ambasciata hanno pagato un riscatto» - ha finito con l'interessare la procura di Roma, che sta indagando per capire come sono andate effettivamente le cose. E quindi: è stato vero blitz, oppure c'è stata una semplice «consegna» degli ostaggi agli americani? Chi «andava in giro per Baghdad» offrendo soldi per la liberazione? Chi ha intralciato, se qualcuno lo ha fatto, le iniziative umanitarie? Perché la liberazione degli ostaggi, attraverso le diverse strade imboccate da Emergency e dalla Cri, in entrambi casi sembrava ormai «cosa fatta» e poi, invece, si è conclusa in un niente di fatto? Perché «sabato qualcosa si inceppa"? Su questi, e altri interrogativi, sia Scelli che Strada saranno probabilmente sentiti nei prossimi giorni dai magistrati, che pensano di ascoltare anche l'ostaggio polacco tenuto prigioniero insieme ad Agliana, Stefio e Cupertino, pure loro in attesa di prossima convocazione.

Negli ambienti dell'intelligence si ribadisce, tuttavia, che gli unici soldi sborsati sono quelli «che normalmente si spendono in casi del genere. Fonti, informatori, che essendo iracheni si accontentano tutto sommato di poco. Ma le cose sono andate come è stato detto finora». E cioè? La fonte lo riassume rispondendo sinteticamente a qualche domanda.
I sequestratori? «Un gruppo eterogeneo composto da semplici delinquenti, baathisti e uomini dei servizi di Saddam, ai quali si è poi sovrapposto un livello politico».
Le trattative? «Ci sono stati canali aperti con i rapitori, contatti finalizzati soprattutto a tenere in vita gli ostaggi. Il risultato è stato positivo, se è vero, come è vero, che la loro eliminazione era già stata decisa. La rivendicazione è una cosa seria».
Le fonti dei Servizi? «Una su tutte. Un iracheno che alla fine ha indicato agli italiani l'ultimo covo».
Blitz o rilascio? «Un blitz, ma assolutamente indolore perché attorno ai sequestratori era stata fatta - sia politicamente, da parte di influenti ambienti iracheni, sia tecnicamente, da parte delle forze della coalizione - terra bruciata».
La fonte dell'intelligence, comunque, preferisce non attardarsi «in fatti passati. Guardiamo avanti, piuttosto» dice. «Guardiamo ad esempio ai due iracheni fatti prigionieri dagli americani ed ora sotto interrogatorio». Uno sarebbe un ex militare, l'altro non è stato specificato, ma entrambi «potrebbero raccontare cose di un certo interesse». Per questo anche i pm di Roma stanno studiando le modalità per estradarli in Italia.

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