Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 22:55

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Tutto è partito dai certificati di Mimmo «il biondo»

BARI - Sono stati soprattutto i controlli sulla posizione sanitaria di un grosso pregiudicato di Bari vecchia a dare consistenza all'indagine della polizia che ha portato all'invio di informazioni di garanzia ad una decina di medici dei reparti di neurologia e psichiatria di ospedali del capoluogo pugliese per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso. Si tratta del pregiudicato Domenico Monti, di 45 anni, detto Mimmo ù biund', che è stato ricoverato per lungo tempo nella clinica psichiatrica II del policlinico di Bari. Monti è ritenuto dalla Dda affiliato alla mafia barese ed ex luogotenente del boss del Borgo antico di Bari, Antonio Capriati. Monti, in particolare, secondo gli investigatori, sarebbe stato sottoposto ad un presunto trattamento di favore attraverso il meccanismo di certificazioni ritenute dall'accusa non veritiere e in questo modo avrebbe evitato per qualche tempo il carcere.
Oltre al concorso esterno in associazione mafiosa, ai medici indagati si contestano i reati di falsità ideologica in certificati, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all' autorità giudiziaria. Le indagini sono state condotte dalla Polizia di Stato, sezione di Polizia giudiziaria presso la Procura di Bari diretta da Pietro Battipede in collaborazione con la squadra mobile della questura di Bari, diretta da Luigi Liguori, e sono coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Colangelo e dal sostituto procuratore Cianrico Carofiglio.

Molti dei ricoveri sospetti, oltre Domenico Monti, riguardano i pregiudicati Michele Gallo e Cosimo Fortunato, appartenenti ai clan Parisi e Capriati.
L' indagine il 20 settembre del 2002 portò all' acquisizione da parte della polizia di referti medici e di cartelle cliniche di detenuti ricoverati nel Policlincio di Bari.
L' indagine era stata avviata a seguito delle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti dal pentito barese Pietro Losurdo, che per anni è stato uno dei più stretti collaboratori del presunto boss barese, Savino Parisi. Losurdo poco prima dell' acquisizione degli atti, nel 2002, avrebbe detto agli inquirenti che alcuni dei detenuti ricoverati nel Policlinico di Bari erano assolutamente sani e avrebbero goduto di un trattamento privilegiato.
I medici, in cambio di certificati falsi, avrebbero ricevuto regali di ogni genere, anche numerosi prodotti alimentari (Michele Gallo, ad esempio, è proprietario di un deposito di carni). I pregiudicati spesso simulavano patologie (depressione, sindrome di Ganser, quella che si riscontra in detenuti che non possono stare dietro le sbarre) già durante i dibattimenti in Tribunale e poi le riproponevano con più insistenza durante la detenzione. Certificati medici che attestavano tali patologie sarebbero stati rilasciati anche prima degli arresti. Venivano falsificate, oltre ai certificati medici, anche consulenze richieste dagli interessati e cartelle cliniche. Le indagini, a quanto si è appreso, proseguono: gli investigatori intendono accertare l'eventuale coinvolgimento di altri medici ma anche di paramedici o altro personale sanitario.

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