Giovedì 13 Dicembre 2018 | 15:24

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I Quattrocchi attendono la verità chiusi nel loro dolore

GENOVA - E' giornata di gioia per i tre ostaggi italiani liberati in Iraq e rientrati oggi in Italia, ma mentre le famiglie Stefio, Cupertino e Agliana si abbracciano felici, una quarta famiglia rimane chiusa nel proprio dolore. I Quattrocchi salutano la gioia dei tre italiani liberati ma nella loro casa di Genova restano a piangere il loro povero Fabrizio.
Il giorno del rientro in Italia dei tre compagni di Quattrocchi, solo il fratello Davide decide di rompere il silenzio. Lo fa per rivelare uno stupore che non riesce proprio a metabolizzare: come è possibile, afferma ai microfoni di Canale 5, che i compagni di Fabrizio non sapessero nulla.
«Mi sembra così strano che non sapessero nulla di Fabrizio. Dopo due mesi senza vederlo cosa possono aver pensato, che fosse andato a fare una vacanza?». C'è tanta amarezza nelle parole di Davide Quattrocchi. «Non credo proprio - ha aggiunto Davide - che quella gente abbia detto ai compagni di Fabrizio di averlo liberato; al contrario penso che avrebbero potuto dire loro di averlo ucciso per farli stare più bravi. Certo è che mi sembra così strano che non sapessero...».
Nella loro casa di via Lagustena, i familiari dell' ostaggio ucciso nei primi giorni del lungo sequestro attendono ora l' esito dell'inchiesta della procura romana che ha già sentito i tre compagni di Fabrizio. Sono molte le risposte che i genovesi attendono dal gruppo di bodyguard andati in Iraq per svolgere una missione su cui resta ancora molto mistero. La mamma, i fratelli e la fidanzata dell' unico ostaggio giustiziato dai rapitori pretendono di capire come si sono svolti i fatti e, in particolare, vogliono sapere perché i sequestratori hanno ammazzato proprio Fabrizio.
Una ipotesi è stata fatta oggi, quella che Quattrocchi sia stato ucciso perché era in possesso del tesserino rilasciato dalla Cpa (l' autorità provvisoria della coalizione). «E questo lo ha forse identificato come qualcuno più vicino agli Stati Uniti rispetto agli altri ostaggi» ha detto il capo dell' unità di crisi della Farnesina, Alessandro Cevese.
Intanto, mentre tutti, dagli stessi ex ostaggi ai politici, dal premier Berlusconi al Papa, ricordano, nel momento di gioia, la morte di Fabrizio, arriva anche un appello ai sindaci italiani «affinché una via, una piazza o un sito vengano intitolati a Fabrizio Quattrocchi». Lo ha lanciato il presidente dell' Istituto superiore per la difesa delle tradizioni, Roberto Trapani della Petina.

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