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Il clan Cupertino dalla disperazione alla gioia

ROMA - La svolta nella vita della famiglia Cupertino è scritta sul volto di Francesco, il fratello di Umberto che è stato rapito. E' l'uomo che per 57 giorni l'Italia ha visto distrutto, a tratti singhiozzante, il volto allungato in una disperazione senza uscita. Dal momento in cui si è diffusa la notizia del rapimento e si è avuta la certezza che tra gli ostaggi c'era anche Umberto Cupertino, Francesco è diventato l'icona di questa vicenda. Sempre disponibile nei confronti dei giornalisti, si è lasciato intervistare fino a quando la voce gli diventava un filo, un suono appena percettibile per poi trasformarsi in un pianto dirotto, senza falsi pudori. Tanto da far pensare che un dolore così forte non potesse essere sopportabile, oppure da far dubitare della sua veridicità.
Nell'arco di ventiquattro ore Francesco Cupertino è cambiato, i suoi tratti somatici sono leggermente mutati, più distesi, il volto dischiuso in un sorriso perenne.
Mamma Carmela, la tradizionale dura donna meridionale di un tempo, invece non sa aprirsi alla gioia, si ferma un attimo prima. All' aeroporto militare di Ciampino, dopo aver abbracciato e baciato il figlio -stretto per qualche istante prima di vederlo scomparire di nuovo nella bocca di un velivolo, questa volta di un elicottero dei carabinieri per l' incontro con i magistrati- la donna è stata accompagnata davanti alla ressa di giornalisti, teleoperatori e fotografi. Mamma Carmela è rimasta ferma qualche istante poi ha solo farfugliato qualche parola confusa dall' emozione e dalla timidezza. In quel minuto o poco più, l' anziana ha dato l' impressione di essere intimamente soddisfatta ma è anche sembrata la persona sbagliata nel posto sbagliato.
Non è stato così per Francesca Bonerba, la fidanzata di Umberto: per lei è tutto molto più semplice perché i fidanzati pur nella vastissima gamma di sensazioni ed espressioni, hanno un solo vero argomento da affrontare: «Gli ho detto che lo amo». E lui? «Mi ha detto che mi ama». Vi sposerete? «Non abbiamo avuto tempo per parlarne, non sa nemmeno che gli è stato offerto un posto di lavoro» da una banca locale.
Anche Francesco è sembrato a suo agio. Ha lasciato che i giornalisti accorsi da mezzo mondo lo sommergessero di domande. Ma lui, un po' stordito, come un disco inceppato ha ripetuto decine di volte le stesse frasi: «'Non piangere più, non me ne vado più» mi ha detto, poi non abbiamo avuto tempo per dirci niente, ci siamo abbracciati. Devo dire grazie a tutti, al governo, ai carabinieri, alla polizia, ai miei paesani. Abbiamo sofferto molto... lui sta bene... è forte, è fortissimo».
Della delegazione dei Cupertino, faceva parte anche un'altra Carmela, la nipotina di 10 anni. Ha atteso sulle spalle di un uomo, forse il padre, con un infantile e inconsapevole sorriso stampato sulle labbra, che l'aereo bianco della Presidenza del Consiglio atterrasse, stringendo in una mano una sorta di poster. Si è avvicinata, sulla pista, all'aereo - insieme con i ministri, i sindaci con tanto di fascia tricolore, autorità e militari - e quando questo ha aperto il portellone, ha atteso che i tre preceduti da militari ed altri accompagnatori scendessero lungo la scaletta, poi ha srotolato il poster che era una gigantesca foto di Umberto ed è stata tra i primi a sganciarsi dalla fila in attesa, lanciandosi contro lo zio.
Alle 12,30, dopo un'overdose di emozioni, e dopo aver toccato e riperduto il loro congiunto, i Cupertino finalmente rilassati e felici sono saliti di nuovo a bordo delle due automobili con cui erano giunti un paio di ore prima. Dove andate? «Non lo sappiamo, appena ce lo ridanno torniamo a Sammichele».
Quindi la corsa di tutti verso una caserma dei carabinieri, quella intitolata a Salvo d'Acquisto. Qui le strade si dividono, Umberto viene portato subito a piazzale Clodio dove il pubblico ministero Pietro Saviotti lo aspetta per sentirlo su come sono andate le cose, i familiari aspetteranno il suo ritorno in un luogo protetto e reso inaccessibile a tutti.
Tre ore di colloquio con il magistrato, poi, finalmente, fuori dalla procura, in cinque minuti si torna alla caserma, e poi, tutti insieme, via da Roma, si torna a Sammichele di Bari, si torna a casa.

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