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La "cupola" di Provenzano si riuniva in un canile di Bagheria

PALERMO - Il capomafia latitante Bernardo Provenzano avrebbe incontrato fino a pochi anni fa i boss in un canile nei pressi di Bagheria, a pochi chilometri da Palermo. Lo hanno scoperto i carabinieri del Ros che oggi hanno fermato tre presunti favoreggiatori del capo di Cosa nostra ricercato da oltre 40 anni.
Gli investigatori sono arrivati a queste conclusioni ascoltando nel gennaio 2003 una conversazione fra Salvatore e Nicolò Eucaliptus, padre e figlio, arrestati stamane su ordine della Dda di Palermo.
Il posto degli appuntamenti segreti del capomafia sarebbe stato messo a disposizione, secondo gli inquirenti, da Nicola Greco, ritenuto uno degli affiliati alla cosca mafiosa di Bagheria.
Nell' inchiesta emergono altri dati inediti sulla latitanza di Provenzano, in gran parte riferiti ai magistrati dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè. Secondo il pentito dopo il 29 settembre 1982, Nicolò Eucaliptus ha rappresentato uno dei più fidati «delfini» di Provenzano nel territorio di Bagheria, tanto da mettere anche lui a disposizione del ricercato i locali di un immobile in cui effettuava gli incontri con gli altri boss.
L' inchiesta mette in risalto anche il ruolo che avrebbe svolto l' imprenditore Michele Aiello, arrestato a novembre per associazione mafiosa, nell' ambito dell' inchiesta sulle talpe alla Dda. Oltre a mettere in risalto le informazioni sulle indagini riservate del Ros e del Nucleo operativo di cui era in possesso l' imprenditore, gli investigatori riportano un' altra dichiarazione di Giuffrè, con la quale ricorda che Aiello in occasione delle festività natalizie negli anni '88-'89, aveva consegnato proprio a Nicolò Eucaliptus la somma di 100 milioni di lire «per le esigenze della famiglia».
Per la prima volta emerge, inoltre, sempre dalla testimonianza di Giuffrè, che Provenzano in una occasione gli aveva dato tre chili di droga da consegnare alla famiglia di Bagheria.
Il pentito ripercorre le tappe della latitanza del capomafia e afferma che dall' '86 all'88, prima dell' inizio della guerra di mafia, Provenzano aveva trovato rifugio a Monreale e successivamente a Bagheria.

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