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Parenti e amici il vero collocamento

ROMA - E' la rete di conoscenze familiari e amicali il miglior ufficio di collocamento in Italia. Oltre il 38% degli occupati infatti - secondo il Rapporto dell' Isfol presentato oggi - ha trovato lavoro grazie all' intervento di amici, parenti e conoscenti, una percentuale impressionante se si considera che appena il 4% invece deve la propria occupazione ai servizi pubblici per l' impiego.
E, secondo i dati dell' Isfol, arrancano ancora anche i servizi privati: a questi servizi si rivolge circa il 13% del totale di chi cerca lavoro (4,8% a società di selezione del personale e 8,3% ad agenzie di lavoro interinale e di collocamento privato), ma appena il 7,4% degli occupati dichiara di aver trovato lavoro grazie a questi canali (il 2,8% tramite società di selezione, il 4,6% con le agenzie interinali).
Subito dopo la rete familiare, è l'autocandidatura la chiave migliore per entrare in azienda (il 27,1% delle persone che lavorano), mentre seguono a distanza sia il concorso pubblico (l' 8,5%) e la lettura delle offerte di lavoro sulla stampa (6%). Secondo l' Isfol, poi, il 5,2% degli occupati ha trovato lavoro grazie ad altre esperienze lavorative mentre il 3,4% è entrato in azienda grazie alla scuola o a istituti di formazione.
L'indagine - hanno spiegato i tecnici dell'Isfol - è stata condotta dall'Istituto su un campione stratificato di 10.000 persone attraverso domande telefoniche. Agli occupati è stato chiesto attraverso quale canale è stato trovato l'impiego mentre ai non occupati è stato domandato a chi ci si è rivolti per cercarlo.

Il risultato del servizio pubblico all'impiego (il 4% degli intervistati ha detto di avere trovato lavoro con questo canale) secondo il sottosegretario al Welfare Pasquale Viespoli è la conferma della necessità di un sistema integrato di sostegno a chi cerca occupazione che insieme al pubblico veda operativi i servizi privati, così come prevede la legge Biagi. Viespoli sottolinea anche come al di là del dato quantitativo ancora basso il servizio pubblico all'impiego stia crescendo. «Il dato europeo - ha detto - è su una media del 20%, è una cifra più consistente, ma dimostra che il soggetto pubblico non basta».
Secondo l'Isfol negli anni c'è stata una crescita del canale informale per la ricerca del lavoro (la rete delle conoscenze) ma pare che la positività degli esiti si sia ridotta con una riduzione dell'efficienza.
E' infine in crescita, ma ancora lontana dai livelli statunitensi, la ricerca di lavoro in rete. Se negli Stati Uniti nel solo mese di aprile 2003 hanno visitato un sito di ricerca di lavoro quasi 17 milioni di utenti (il 12,7% dei navigatori attivi) in Italia i navigatori alla ricerca di un'opportunità lavorativa nello stesso periodo sono stati 742.000 (il 5,2% di chi usa internet). Il canale però risulta essere in crescita con 243.000 unità in più (48,69%) rispetto a un anno prima, frequentato soprattutto da maschi (il 72,9%) e da persone con livello di istruzione elevato.

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