Martedì 18 Dicembre 2018 | 17:45

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Liberati ostaggi - Stefio, da topgun ad agente privato per la sicurezza

CESENATICO (FORLI'-CESENA) - Topgun mancato, "Vam", investigatore privato, cassiere in un lido balneare. E' stato tutto questo Salvatore Stefio prima di diventare guardia del corpo, agente privato alla sicurezza per aziende, cantieri e vip nelle aree a rischio del mondo come l' Iraq. Un' attività che ha coronato il sogno di una vita e che pur tuttavia era nota solo a una ristretta cerchia di persone e nemmeno a tutti i parenti.
Una vita cominciata 34 anni fa a Lentini, nel siracusano, e proseguita a Catenanuova (Enna), dove ha messo su famiglia con Manuela, da cui è nato William, il figlio di tre anni. Una vita segnata fin dall' infanzia dalla passione per le divise: «Stravedeva per le armi e per gli aerei. Dopo lo scientifico tentò senza esito di entrare in Accademia militare. Poi fu preso nei Vam, la sicurezza dell' Aeronautica, e anche dopo ha continuato ad avere contatti con alcuni ufficiali statunitensi», ha raccontato il papà Angelo, ex carabiniere che con la moglie e l' altro figlio si è trasferito a Cesenatico con la sua impresa edile.
Una passione che ha portato "Salvo" a tentare anche la strada delle investigazioni private. Mise in piedi infatti la «Stefio Wolf Security Service», di cui resta una buchetta della posta arrugginita nella contrada «Isola di Niente», dove l' hanno aspettato moglie e figlio, e anche la zia acquisita, quella Domenica Virzì divenuta nota per aver ricevuto in trapianto il cuore di Marta Russo, uccisa da un proiettile vagante all' Università di Roma.
Ma Salvo, nel racconto del padre, non è solo questo. Dopo il liceo scientifico ha frequentato l' università di Catania, lettere e filosofia, ha fatto due-tre anni poi ha interrotto gli studi. Durante l' università, attorno al 1992, sempre secondo il padre Angelo assieme a un giornalista di Catania e a una compagna di università, si è unito ad una missione umanitaria in Croazia e durante un bombardamento ha salvato una bambina dal crollo di un edificio. La sua parte nella Vam la ha fatta nella base militare di Sigonella dove era aviere e alla fine del periodo passato nella base, sempre secondo il padre, il comandante gli ha conferito un riconoscimento per il lavoro di guardia svolto, un riconoscimento che Salvatore ancora conserva nella sua casa di Catena Nuova. E' molto devoto a Padre Pio. Da ragazzo è stato negli scout. E' una persona che parla poco, ma non è introverso, semplicemente è di poche parole, dice il padre. Dall' Iraq telefonava spesso per tranquillizzare la famiglia. Perchè secondo i familiari Salvatore tende sempre a tranquillizzare, non vuole allarmare chi gli è vicino anche se si trova in una situazione difficile.
Nella vita ha cercato di riciclarsi come addetto alla sicurezza di stabilimenti balneari, ma l' ultimo ricordo che ha lasciato in paese è quello di cassiere in un Lido del lungomare catanese. Finchè, a settembre, non è saltato fuori qualcuno che, memore della specializzazione che nel '99 aveva preso alla "Executive Protection Training School (Epts)" di Livorno (l' attestato è stato inquadrato dalle telecamere nel primo video degli italiani rapiti), lo ha chiamato in Nigeria: il suo incarico, responsabile della sicurezza della Nuovo Pignone General Electric.
Fu da là che, a Natale, avvertì il titolare della Epts, Riccardo Mazzara, prendendosi del matto, che presto sarebbe andato in Iraq per conto di una società inglese. E' stato infatti con la Presidium International Corporation Spa, società di consulenza globale in servizi di sicurezza che ha sede alle Seychelles e uffici di rappresentanza in Gran Bretagna, Italia (Olbia e Roma) e Nigeria, che Stefio ha raggiunto un paese martoriato dalla guerra e dalla guerriglia.
Solo a Pasqua aveva deciso di rendere noto il luogo dove si era trasferito, ma solo ai genitori, al fratello, alla moglie. Anche se il suo "outing" parziale di fatto era diventata "confessione" piena con l' intervista che aveva dato al "Corriere della Sera" qualche giorno prima di essere sequestrato, rifiutando l' etichetta di «mercenario o guerriero di ventura": «In Iraq operiamo in una decina di guardie del corpo. Siamo operatori della sicurezza - disse - un mestiere come un altro che necessita di addestramento continuo e professionalità, specie in posti come questo». Posti dove si può essere rapiti, proprio come è capitato a lui: che però, a differenza di Fabrizio Quattrocchi, è stato restituito vivo alla famiglia.

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