Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 13:19

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Calcio - Breve storia degli ultrà in Italia

ROMA - Il fenomeno degli Ultras ha circa 40 anni. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, infatti, nascono in Italia i primi nuclei di ultrà, gruppi di sostenitori fra i 15 e i 20 anni che si distaccano nettamente dal modello 'classicò, adulto, dello spettatore calcistico. Raccolti nei settori popolari degli stadi, dove le società stimolano l'afflusso giovanile tramite speciali campagne di abbonamenti a prezzo ridotto, gli ultrà manifestano immediatamente una serie di caratteristiche che li rende un fenomeno originale nel calcio italiano.
Dal senso di identificazione con il proprio 'territoriò, ovvero quel settore di curva delimitato da uno o più striscioni con il nome e il simbolo del gruppo, a un look paramilitare ripreso da quello in voga nelle organizzazioni politiche estremiste: eskimo, anfibi, tute mimetiche e giacconi militari ricoperti di "toppe" della propria squadra, a cui si aggiunge la sciarpa con i colori sociali del club calcistico.
LA "SCIARPATA" PER IMITARE LE ONDE DEL MARE
Ma gli ultrà si distinguono soprattutto per l'adozione di elementi del tutto innovativi nel modo di sostenere la squadra e di assistere alla partita. Dalle "torcidas" brasiliane viene ripreso l'uso di trombe e tamburi; dalle tifoserie inglesi la "sciarpata" (le sciarpe vengono alzate e distese dai tifosi, dando l'effetto ottico delle onde del mare) e l'accompagnamento corale delle azioni di gioco, fino ad assumere un carattere ossessivo volto a incoraggiare i propri beniamini e a intimidire i giocatori avversari.
Il tifo viene considerato parte della strategia e della tattica adottate per vincere un incontro: diviene il cosiddetto "dodicesimo giocatore". Si diffonde inoltre l'uso di articoli pirotecnici, come fuochi a mano per segnalazioni marittime, candelotti fumogeni, razzi e bengala a luce colorata. Subentra così per la prima volta il concetto di "coreografia della curva", una pratica originale che si evolverà di pari passo con il grado di organizzazione dei gruppi ultrà.
GRUPPO PIU' ANTICO "FOSSA DEI LEONI" DEL MILAN
La coreografia diviene il marchio dello stile italiano. Spettacoli e scenografie su vasta scala, di grande impatto, fantasmagoriche, enormi, multicromatiche. Il gruppo ultrà più antico è la Fossa dei Leoni del Milan, fondato nel 1968, che adotta il nome del vecchio campo d'allenamento dei rossoneri e trova posto nel settore dei popolari alla Rampa 17 (rettilineo centrale). Ma già nel 1951 a Torino era sorto il club dei 'Fedelissimi Granatà che ancora oggi è presente nello schieramento dei gruppi della curva Maratona. Nel 1969 nascono anche gli Ultras Tito Cucchiaroni della Sampdoria (primi a usare la denominazione "Ultras") e, subito dopo, i Boys dell'Inter.
Con gli anni Settanta si assiste a un processo di aggregazione degli innumerevoli microgruppi giovanili che popolano ormai le curve delle squadre maggiori: nascono le Brigate Gialloblu del Verona e, dal nome della piazza in cui si radunano, il Viola Club Vieusseux della Fiorentina (1971); gli Ultrà del Napoli (1972); le Brigate Rossonere del Milan, la Fossa dei Grifoni del Genoa e gli Ultrà Granata del Torino (1973); i Forever Ultrà del Bologna (1974); i Fighters della Juventus (1975); le Brigate Neroazzurre dell'Atalanta (1976); gli "Eagles" Supporters della Lazio e il Commando Ultrà Curva Sud della Roma (1977).
AL SUD FENOMENO NASCE NEGLI ANNI '80
La diffusione del movimento è maggiore nell'Italia settentrionale. Se si escludono Napoli, Bari, Cagliari e Catanzaro, negli anni Settanta non esistono altre città del Sud in cui gli ultrà costituiscano un'entità numerica rilevante. A Palermo, Catania, Taranto, Foggia o Cosenza il movimento prenderà piede in misura sensibile solo negli anni Ottanta.
Alla base di alcuni gruppi vi è la provenienza da una determinata area urbana (il nucleo originario degli ultrà sampdoriani, ad esempio, viene dal quartiere di Sestri Ponente) o da un gruppo di coetanei che ha come luogo di ritrovo un bar, una scuola o una sala-giochi.
"HOLDING THE END", IL GIOCO DI OCCUPARE LA CURVA DEGLI AVVERSARI
Le attività di gruppo, nei primi anni, vengono finanziate quasi sempre da collette o autotassazioni e ogni membro ha dei compiti ben precisi: dall'organizzazione delle trasferte al seguito della squadra all'acquisto di stoffa, pelli per tamburi, aste da bandiera e barattoli di vernice.
Ben presto, anche in Italia compare il gioco inglese dello "holding the end" (occupa la curva): se la tifoseria ospite è numerosa e compatta, può tentare d'impossessarsi del territorio altrui invadendo il settore di stadio riservato agli ultrà locali e rubando bandiere e striscioni, che si trasformano in trofei di guerra. Non mancano, infine, i tafferugli fra gli ultrà e il pubblico comune, dovuti quasi sempre a motivi di visibilità del gioco. I giovani assistono alla partita rigorosamente in piedi; gli spettatori più anziani, abituati a sedersi sulle gradinate, mal si adattano a questo cambiamento tanto drastico.

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