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Quei due studenti sospettati di aver trafugato le cassette dall'armadio del professore

CAMERINO (Macerata) - Il "pasticciaccio brutto" che ha portato sul banco degli imputati il prof. Ezio Capizzano, ex titolare della cattedra europea "Jean Monnet" all'Università di Camerino, comincia verso la fine del 2001, con la sparizione di alcune videocassette compromettenti da un armadietto nello studio del docente, e il loro misterioso recapito al sostituto procuratore della Repubblica Cristina Polenzani, che inizia a indagare.
Nelle videocassette, Capizzano compare insieme ad alcune studentesse impegnato in rapporti sessuali: è stato lui stesso a filmarli con delle telecamere nascoste. Il professore si è sempre difeso sostenendo che si tratta di rapporti «d'amore», tra adulti consenzienti. Ma lo scandalo travolge lui, che viene allontanato dall'insegnamento, e l'Ateneo di Camerino, uno dei più antichi d'Italia, che è costretto a lanciare sui quotidiani nazionali una campagna pubblicitaria per riaffermare la propria serietà e per distanziarsi dalle «mele marce», come recita lo slogan pubblicato in manifesti e inserzioni sui giornali.
Nel calderone della vicenda - ribattezzata "Il Decamerino" dall'«Espresso », che pubblica i fotogrammi più pruriginosi dei video hard - finiscono anche tre ragazze, accusate di corruzione e peculato, e i fratelli romani Nicola e Gian Maria Delfino, due studenti (il primo stretto collaboratore del professore) sospettati di avere trafugato le cassette, mentre altre due ragazze denunciano il docente per violenza sessuale. I Delfino trascorreranno anche qualche giorno in carcere, accusati di ricettazione.
Per la piccola ma gloriosa cittadella universitaria lo sconquasso - dirà il sindaco - è più traumatizzante del terremoto del '97, quello che mise in ginocchio Marche e Umbria. Capizzano, abbandonato dalla moglie, trasferitosi lontano da Camerino e condannato dalla Corte dei Conti a pagare 120.000 euro di risarcimento all'Università per averne danneggiato l'immagine con il suo comportamento, si è ora dedicato alla letteratura - elzeviri e novelle erotiche - ed è sempre stato convinto di uscire comunque dalla vicenda a testa alta. Perché - ha detto più volte, anche oggi - proprio le frasi pronunciate dalle sue ex allieve durante gli incontri proibiti dimostrano la sua innocenza.
In questi anni il professore, che vanta anche un tentativo di discesa in campo in politica (candidato nel 2001 alla Camera con Democrazia europea) non si è risparmiato nulla: lunghe e franche interviste sui quotidiani più in vista; libri, appunto, dai titoli fantasiosi ("Il romanzo di Alice", "Il barone nel campus di tulipani gialli", dove il riferimento è a un'antica ascendenza nobiliare del docente, di origini calabresi); persino una puntata a lui interamente dedicata di "Storie maledette", dove Capizzano, intervistato da Francesca Leosini, si abbandona a riflessioni sull'amore e sull'«eterno feminino», ammettendo poi che «è stata una vicenda grave», ma «quando si conosce la profondità del dolore, c'è la possibilità di svilupparsi moralmente».

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