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M.O. - Gli attentati che motivano l'ergastolo a Marwan Barghuti

TEL AVIV - I cinque ergastoli inflitti dal Tribunale distrettuale di Tel Aviv al dirigente di al-Fatah in Cisgiordania, Marwan Barghuti, si riferiscono a tre episodi in cui membri delle Brigate dei martiri al-Aqsa uccisero a sangue freddo quattro israeliani e (per un errore di identificazione) un sacerdote greco-ortodosso.
Giugno 2001. Il sacerdote greco-ortodosso Germanos Zipotakis viene ucciso da un cecchino palestinese mentre di sera è al volante di un'automobile con targa israeliana nella strada cisgiordana che collega Gerusalemme a Gerico. Il fucile dell' attentato - secondo i giudici - fu procurato da Barghuti.
Gennaio 2002. Cecchini palestinesi tendono un agguato a un' automobile in transito a Ghivat Zeev (Cisgiordania) e uccidono la israeliana Yoela Chen. Un attentato, secondo i giudici, la cui esecuzione era stata ordinata espressamente da Barghuti al suo 'braccio destrò, Ahmed Barghuti.
Marzo 2002. Tre israeliani (Yossef Habi, Eliahu Dahan e Salim Brichat) vengono uccisi e altri 31 restano feriti in un attacco terroristico al ristorante 'Sea Food Market' di Tel Aviv.
Barghuti - dicono i giudici - aveva autorizzato in anticipo ai suoi uomini un attacco contro una colonia o contro una base militare. Dopo la strage, sATZecondo i giudici, Barghuti fu comunque informato direttamente della strage «e visto che era avvenuta in territorio israeliano ordinò che la sua paternità non fosse rivendicata dalle Brigate dei martiri di al-Aqsa».
In altri 33 attentati condotti dai militanti di al-Fatah (che hanno provocato decine di morti israeliani) i giudici non sono riusciti a dimostrare un coinvolgimento diretto di Barghuti.
«E' stato comunque dimostrato oltre ogni dubbio - scrivono nella sentenza - che l'imputato ha preso parte attiva e ha pilotato un'attività omicida il cui scopo era di colpire innocenti nei territori occupati e in Israele, anche mediante attacchi suicidi».
I giudici rilevano anche che «l'imputato aveva compreso che tali attentati godevano del sostegno del presidente palestinese Yasser Arafat, visto che questi approvava gli stanziamenti necessari per i quadri armati di al-Fatah».

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