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Una nuova generazione di europei

ROMA - Il presidente americano George W. Bush lancia un appello da Roma a una nuova generazione di europei e americani perché lavorino insieme per un Iraq libero e democratico.
La guerra contro il terrore, che si combatte in Iraq e in Afghanistan, «è la sfida del nostro tempo», dice Bush, mentre è in Europa per rendere omaggio a quella che viene definita la «generazione più grande» che, 60 anni or sono, sconfisse il nazismo e il fascismo.
Una conferenza stampa congiunta del presidente americano e del presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, che, afferma Bush, «capisce la svolta storica di questo momento», chiude la prima tappa della missione europea, che fa da preludio al vertice del G8 in programma negli Stati Uniti da martedì a giovedì.
Dopo i colloqui con Berlusconi con cui c'è perfetta sintonia, e prima di quelli di stasera con il presidente francese Jacques Chirac, che è un nemico della guerra all'Iraq, Bush dice: «Ora, il mondo capisce l'importanza dell'emergere di un libero Iraq in Medio Oriente e di lavorare con gli iracheni per la libertà e la democrazia». Inoltre, è il fiducioso pensiero di entrambi i leader, vi sarà presto una nuova risoluzione delle Nazioni Unite sull'Iraq, forse anche «la prossima settimana», sostiene Berlusconi.
Il presidente americano rende omaggio alla collaborazione avuta dall'Italia e afferma che le proteste di ieri a Roma sono una prova che «la democrazia è una cosa meravigliosa»: «Sono contento - dice - di essere in un Paese dove la gente può esprimere la propria opinione».
Per Bush, le differenze del passato sull'Iraq vanno dissolvendosi «in uno spirito di unità», perché ora «tutti capiscono l'importanza di incoraggiare lo sviluppo in Iraq di una società libera».
Secondo i media americani, la regia di questa seconda e centrale giornata europea del presidente Bush è stata studiata in modo da bilanciare gli incontri con Berlusconi a Villa Madama e con Chirac all'Eliseo. Lo sfoggio di unità nella conferenza stampa italo-americana è anche servito a rispondere alle osservazioni contro la guerra sollevate ieri da Papa Giovanni Paolo II nell'udienza con Bush.
Per Bush, la svolta storica rappresentata dalla guerra contro il terrorismo è simile alla lotta contro il comunismo dopo la seconda guerra mondiale: «Il mondo libero avrebbe potuto cedere al comunismo o levarsi contro il comunismo. Fortunatamente, ci levammo contro il comunismo. Ora l'Europa è libera, unita e pacifica. Oggi abbiamo lo stesso problema: la domanda fondamentale è se manterremo i nostri valori e lavoreremo per diffondere la democrazia o se cederemo al terrorismo e al risentimento e all'odio».
Il presidente americano ha avuto giudizi lusinghieri sull'Italia e su Berlusconi di cui ha detto: «Ascolto il suo parere, ho fiducia nel suo giudizio, sono fiero di essere al suo fianco».
La collaborazione dell'Italia servirà a conseguire all'Iraq la libertà e la democrazia: «Le truppe statunitensi e italiane resteranno in Iraq» per il tempo necessario e, una volta liberato l'Iraq dal terrore e instaurata la democrazia, «gli Stati Uniti, l'Italia e il mondo saranno più sicuri».
Per Bush un Iraq libero e democratico, su cui il nuovo governo ad interim avrà piena sovranità, costituirà un esempio per il grande Medio Oriente, un'occasione di democrazia per tutta la Regione che va dall'Afghanistan al Nord Africa.
Giampiero Gramaglia

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