Sabato 15 Dicembre 2018 | 22:31

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Tra la gente: Sì e No alla guerra

ROMA - Giovani e anziani, italiani e stranieri (un'ottantina in tutto) sono rimasti per più di un'ora in piedi sui vari marciapiedi, controllati a vista dalle forze dell'ordine, tra via Nazionale e via XXIV Maggio, attendendo che George W. Bush lasciasse il Quirinale per recarsi in Vaticano dopo l'incontro con il presidente della Repubblica.
Tra loro una signora sui 60 anni, sciarpa rossa intorno al collo, occhi azzurri, capelli grigi raccolti e sguardo fisso nel vuoto. Si chiama Mary Offman, è in Italia dal 1969. Dalle 10 di stamani non ha mai abbassato il suo cartello «Bush disonors us all». «Manifesto il mio dissenso - ha spiegato Mary - per una tradizione libertaria di famiglia: mio cugino Archibald, infatti, dopo aver indagato sul caso Watergate fu dimesso da Nixon. Oggi sono qui in prima fila perché mi sentivo in dovere di farlo. Ognuno è libero di esprimere il proprio patriottismo come vuole».
Tra la folla un'unica bandiera della pace, era di Leonardo, un trentaquattrenne partito ieri sera da Brescia per partecipare alla manifestazione dei pacifisti di oggi pomeriggio. «Sono qui per dimostrare - ha detto - che la politica di Bush è sbagliata e serve solo ad aumentare i focolai del terrorismo. Non sono anti americano, ma mi fa orrore la nuova Amministrazione». Ad aspettare il presidente Usa, anche chi è capitato in zona per caso. Come Rita, che oggi doveva essere in tribunale per concludere una pratica di adozione. «Il giudice si è però dato malato - ha spiegato - e perciò ho deciso di venire qui».
Pochi timidi applausi hanno poi salutato il passaggio di Bush e del suo seguito a via della Conciliazione. Ai lati della strada che porta a San Pietro, bloccata al pubblico dalle forze dell'ordine, tantissimi turisti e qualche romano incuriositi dall'arrivo del presidente americano e della sua delegazione.
Tra la gente i commenti e le sensazioni sono diversi e contrastanti. Mary e Alice, per esempio, americane della Louisiana, hanno detto che «la visita di Bush a Roma è molto buona perché l'Italia è un ottimo alleato degli Usa». «Quella in Iraq - hanno insistito le due ragazze - è una guerra giusta». Dello stesso parere anche una coppia di inglesi che si sono dichiarati d'accordo con la «politica del presidente americano». «Ha fatto bene a venire a Roma - hanno sottolineato - e non capiamo tutte queste polemiche che ci sono in Italia».
Ancora due ragazze, anche queste americane, ma dello Utah, a Roma come turiste, «appoggiano assolutamente la guerra in Iraq, perché ha l'obiettivo di portare la democrazia in un paese in cui per decenni c'è stata una dittatura».
Non soltanto pareri favorevoli a Bush e alla guerra in Iraq si raccolgono però tra le persone che hanno atteso il corteo presidenziale. C'è infatti anche chi non è d'accordo con quanto sta accadendo in questo momento. Dalla Scozia, John e Sarah, sono nella capitale per una visita. «Basta con questa guerra - hanno detto - e con la politica di Blair. Speriamo che il colloquio tra Bush e il Papa porti a risultati positivi e faccia cambiare rotta al presidente americano».
Tra la folla anche una ragazza romana che dichiara il suo «no forte alla guerra» anche se dice di non intendersi di politica e di non capire il perché di tanto caos per la visita di Bush a Roma.
«Bisogna lottare - ha detto una ragazza argentina che studia in Italia - contro il terrorismo ma non con una guerra come questa, che è una guerra profondamente ingiusta».
Infine, il proprietario di un negozio della zona, un marocchino che da 16 anni vive nel nostro paese. «Non mi interessa - sottolinea - la visita di Bush a Roma. Bush non dovrebbe essere né qui né in America perché sta facendo solo danni e ha portato tutto il mondo in guerra».

Tra i manifestanti che stanno arrivando in piazza della Repubblica ci sono anche due graziose e giovani inglesi, Carlotta e Cassandra, 22 anni, che arrivano da una cittadina vicino Londra. «George Bush e figli: una famiglia di macellai dal 1989» è scritto in inglese su un cartello che portano le due ragazze.
«Siamo qui per manifestare per la pace contro Bush, che ha già fatto tanti guai». A chi chiede loro se ce l'hanno anche con il premier inglese Tony Blair, rispondono: «No, lui è solo un debole...».

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