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Ciampi: «Non abbiamo dimenticato il 4 giugno di 60 anni fa»

ROMA - Carlo Azeglio Ciampi ha incontrato stamani al Quirinale una delegazione di veterani americani della First Special Force Association, fra loro il generale Thomas, il primo ufficiale che entrò a Roma il 4 giugno di 60 anni fa. La liberazione di Roma fece riscoprire al popolo italiano l'autenticità di un'antica amicizia fra l'Italia e gli Stati Uniti. «La mattina di quel 4 giugno di sessanta anni fa l'ingresso delle truppe alleate nella Capitale suscitò sollievo, emozione. La First Special Force fu accolta con dilagante entusiasmo dalla città, che si sentì liberata. Non lo abbiamo dimenticato». «E' passato da allora più di mezzo secolo: ma la consapevolezza della memoria è un aiuto indispensabile per affrontare ancora uniti le sfide presenti» ha aggiunto il presidente della Repubblica auspicando continuità con i metodi che hanno guidato per 50 anni i rapporti Italia-Usa, basati su «confronto, rispetto e solidarietà» e sui principi e sulle istituzioni del multilateralismo.
«L'Onu, la Nato, l'Unione Europea - ha proseguito Ciampi - sono un patrimonio prezioso da salvaguardare, anche di fronte alle profonde modifiche della realtà internazionale. I principi che sorreggono le nostre società non sono cambiati: essi devono vivere nelle nostre coscienze, nei nostri comportamenti di paesi democratici. Solo attraverso un rinnovato impegno comune sarà possibile vincere le sfide del XXI secolo: contrastare e rimuovere le cause del terrorismo che, con gli attentati dell'11 settembre, ha mostrato una sconvolgente volontà distruttiva».
«Il 60esimo anniversario della liberazione di Roma da parte delle forze alleate evoca eventi indimenticabili per gli uomini e le donne della mia generazione. Il nostro compito è di trasmettere la memoria ai giovani americani ed italiani. Lei, Generale Thomas - ha detto il capo dello Stato - appartiene, insieme ai suoi veterani, a una generazione protagonista di una storica impresa in cui gli Stati Uniti svolsero un ruolo essenziale: l'affrancamento dell'Europa dal nazismo e dal fascismo. La liberazione di Roma fece riscoprire al popolo italiano l'autenticità di un'antica amicizia fra l'Italia e gli Stati Uniti. Cementata da saldi legami culturali, da milioni di italiani giunti negli Stati Uniti come immigrati e divenuti pieni cittadini; suggellata dalle comuni prove del primo conflitto mondiale, quella amicizia ebbe, da allora in poi, una motivazione profonda nella riaffermazione della libertà e della democrazia come valori fondanti della nostra società».
Ciampi ha poi rievocato i sentimenti con cui Roma accolse gli Alleati: «La mattina di quel 4 giugno di sessanta anni fa l'ingresso delle truppe alleate nella Capitale suscitò sollievo, emozione. La First Special Force fu accolta con dilagante entusiasmo dalla città, che si sentì liberata. Non lo abbiamo dimenticato. Il nuovo governo costituito nell'aprile del 1944 con un'ampia partecipazione di forze politiche, e la nascita, subito dopo la liberazione della Capitale, del primo esecutivo del Comitato di Liberazione Nazionale avviarono il consolidamento dell'Italia democratica. Delle forze alleate, accanto alla Quinta Armata statunitense sul versante tirrenico e all'Ottava Armata britannica operante sul fronte adriatico, entrò a far parte, sin dal giugno 1944, il Corpo Italiano di Liberazione. E' passato da allora più di mezzo secolo - ha aggiunto il capo dello Stato - ma la consapevolezza della memoria è un aiuto indispensabile per affrontare ancora uniti le sfide presenti».
«Dopo la tragedia delle devastazioni materiali e spirituali in Europa, diventò evidente che solo il superamento dei nazionalismi, che avevano generato due conflitti mondiali, avrebbe consentito una pace duratura. La capacità e la volontà delle democrazie d'interpretare l'aspirazione dei popoli alla pace posero le basi di un saldo ordine internazionale. L'America era anche allora la principale potenza occidentale; scelse di usare la sua influenza per la ricostruzione e l'unificazione dell'Europa. Ne fu testimonianza il Piano Marshall, attraverso la geniale intuizione di rivolgersi all'Europa in quanto tale e non a singoli paesi. Il nuovo, lungimirante ordine internazionale fu imperniato su tre pilastri: le Nazioni Unite; l'Alleanza Atlantica; l'integrazione europea. Le istituzioni multilaterali allora costruite gettarono le basi di un mondo più sicuro; rimangono ancora oggi la stella polare che orienta la rotta dei governi. L'Alleanza Atlantica ha garantito sicurezza all'Europa occidentale; ha permesso che la volontà unitaria dei popoli europei si sviluppasse pienamente».
«Noi, europei, dal canto nostro, - ha concluso Ciampi - non siamo rimasti inerti: abbiamo costruito la nostra unità; abbiamo portato alla democrazia tutte le nazioni europee, da Nord a Sud, da Ovest a Est. Il nostro modello d'integrazione un esempio per tutte le nazioni. Il ricordo del 4 giugno 1944 potrà tanto più ispirarci se continueremo a lavorare insieme sulla base dei metodi che ci hanno guidato per 50 anni: confronto; rispetto; solidarietà. Il modo migliore per affrontare cambiamenti complessi e profondi è, infatti, di operare ispirandosi ai valori maturati nelle precedenti vicende storiche».

Si sono tenuti per mano per sottolineare ancora di più il significato del loro gesto il sindaco di Roma Walter Veltroni e il generale statunitense Edward Thomas, veterano della Campagna d'Italia, che stamani hanno deposto una corona di fiori all'Altare della patria in occasione dell'anniversario della liberazione della capitale. Alla cerimonia hanno partecipato anche rappresentanti dell'associazione di partigiani, degli ex deportati e delle vittime del nazifascismo. La delegazione ha poi deposto un'altra corona alla stele che in piazza Venezia ricorda i caduti della campagna d'Italia. Veltroni si è quindi recato al monumento di Porta San Paolo, mentre a mezzogiorno incontrerà in Campidoglio 200 reduci della Campagna d'Italia.
«In quella mano stretta c'è un atto di ringraziamento da parte della città di Roma nei confronti di queste persone, oggi anziane, che sono venute qui ad aiutarci a ritrovare la libertà che da soli avevamo perduto». Lo ha detto Veltroni, accompagnato dal generale Edward. Mentre venivano deposte le corone Veltroni ha appunto tenuto per mano l'ufficiale americano.

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