Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:22

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Un attore indimenticabile, una grande umanità

I primi passi a teatro

Il teatro, il doppiaggio, la radio, la rivista, gli sceneggiati televisivi, gli show del sabato sera, il cinema delle grandi commedie anni 60 e 70, il teatro musicale di Garinei e Giovannini, la pubblicità (il claim del suo pluriennale spot per la Lavazza, «più lo mandi giù, più ti tira su», è rimasto nella memoria di tutti gli italiani) fino alla fiction del nuovo millennio, Nino Manfredi ha attraversato in oltre mezzo secolo di carriera l'intera galassia della recitazione popolare, diventando uno degli attori italiani più amati dal pubblico, grazie alla simpatia e alla vena umoristica che hanno caratterizzato ogni sua apparizione.
Nato il 22 marzo 1921 a Castro dei Volsci (Frosinone), Nino Manfredi, dopo aver preso la Laurea in Giurisprudenza per far contenti i genitori, inizia a frequentare a Roma l'Accademia d'Arte Drammatica. I primi passi da attore li compie nel 1947 al Piccolo di Roma, passando in seguito alla compagnia Maltagliati-Gassman, quindi al Piccolo Teatro di Milano dove interpreta Shakespeare e Pirandello.
Poi il ritorno al Piccolo di Roma, dove viene diretto da Orazio Costa, che Nino considererà per sempre il suo grande maestro.

Il doppiaggio, la radio e la rivista

Nel '51 inizia anche a fare il doppiatore, attività che lo impegnerà per circa un decennio. Nello stesso periodo si dedica anche alla radio, che gli regalerà un inizio di popolarità. Ma è sui palcoscenici del teatro di rivista che il suo umorismo inizia a fare presa sul pubblico e sugli addetti ai lavori. Nel '53 infatti inizia a recitare nella compagnia di Wanda Osiris. E nel '56 interpreta il suo primo sceneggiato televisivo, «L'Alfiere».
La vera popolarità la raggiunge alla fine degli anni Cinquanta grazie ad una serie di film in cui interpreta l'italiano furbo del boom economico come il dongiovanni di paese in «Tempo di Villeggiatura» (1956), il gangster dilettante in «Susanna tutta Panna» (1957) o l'aspirante ladro che per conquistare le ragazze si finge paracadutista in «Guardia, Ladro e Cameriera» (1958).

Con «l'impiegato» di Puccini inizia il successo al cinema

Ma è con «L'impiegato» di Puccini (1959) che emergono le sue reali doti d'interpretazione e di sensibilità, esaltate nel corso degli anni Sessanta in film come «L'audace colpo dei soliti ignoti» (1959) di Loy, «A cavallo della tigre» di Luigi Comencini (1961), «Il giudizio universale» (1961) di De Sica, «Anni ruggenti» di Luigi Zampa (1962), «El verdugo» di Berlanga (1963), «Questa volta parliamo di uomini» di Lina Wertmuller (del 1965, in cui interpreta quattro diversi personaggi, ottenendo il Nastro d'argento come migliore attore protagonista), «Io la conoscevo bene» di Antonio Pietrangeli, con Stefania Sandrelli (1965), «Il padre di famiglia» di Loy (1966), «Vedo nudo» di Risi (1969).
Nello stesso periodo compì con successo il grande salto dietro la macchia da presa con «L'avventura di un soldato», episodio di «L'amore difficile», al quale fece seguito, nel '70, «Per grazia ricevuta» in cui dirige Mariangela Melato e con il quale vince a Cannes il premio per la migliore opera prima.

La consacrazione in tv

Parallelamente anche la tv lo accoglie trasformandolo in uno dei volti più amati dagli italiani.
Nel '58 aveva esordito infatti nella commedia musicale al fianco di Delia Scala e Paolo Panelli, con i quali ottenne un grandissimo successo televisivo nella conduzione di «Canzonissima 1960», lo show del sabato sera che catalizzava l'attenzione di tutt'Italia. Il personaggio che lo porta al successo è l'indimenticabile barista di Ceccano, cui affida la celebre battuta «fusse che fusse la vorta bona». La tv gli regalerà poi una delle sua interpretazioni indimenticabili, quella di Geppetto nelle «Avventure di Pinocchio» di Luigi Comencini del 1972.
Nel '77 interpreta «In nome del Papa re» di Gigi Magni (1977), che gli vale il secondo Nastro d'Argento. Nell'80 ottiene un altro Nastro d'Argento con «Cafè Express» di Nanni Loy. Negli anni 80 lavora ancora con Magni in «Secondo Ponzio Pilato» (1986) e «In Nome del Popolo Sovrano» (1990).

Uno dei protagonisti del boom della fiction

Negli anni 90 torna in tv per recitare in alcune fiction di grande successo: nel 1992 è poliziotto in «Un commissario a Roma» di Raiuno e per la stessa rete nel '99 veste i panni di un carabiniere in «Linda e il Brigadiere».
Nel 2000 Manfredi interpreta la fiction tv «Una storia qualunque», diretto dal genero, Alberto Simone. Nello stesso anno torna nelle sale cinematografiche con «La Carbonara», diretto ancora una volta da Magni. Le sue ultime interpretazioni di ficiton sono legate alla sua famiglia e a Lino Banfi: con l'attore pugliese fa coppia nel 2002 in «Un difetto di famiglia», dove interpreta il ruolo di un omosessuale, diretto sempre da Simone. E sempre con Banfi, ma diretto dal figlio Luca, Nino interpreta un'altra fiction di Raiuno, «Un posto tranquillo» (andata in onda nella stagione 2002-2003) dove entrambi gli attori vestono i panni di frati.
Nel gennaio 2003 inoltre è andato in onda su Canale 5 «La notte di Pasquino» di Luigi Magni, dove Manfredi ha interpretato il ruolo di un cardinale.

Il ritorno al doppiaggio

Il suo ultimo lavoro per il cinema è, appunto, «La fine di un mistero» di Miguel Hermoso dove Manfredi si è calato nei panni di Federico García Lorca e che è stato proiettato l'anno scorso a Venezia.
Manfredi ha inoltre lavorato negli ultimi mesi di attività, nel 2003, in qualità di doppiatore, ad un altro film, questa volta d'animazione: «L'aspetta Giulia e la signora Vita» di Paolo Modugno, una sorta di «A Bug's Life» all'italiana. Sposato con l'inseparabile Erminia Ferrari, ex indossatrice trasformatasi negli anni in preziosa assistente, Manfredi ha avuto tre figli: Roberta, Luca e Giovanna. La prima, sposata con il regista Alberto Simone, si occupa di produzione, il secondo è regista ed ha diretto più volte il padre. Giovanna, invece, si occupa di moda.

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