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Bush a Roma - Berlusconi: abbiamo notizie non tranquillizzanti. Madrid avvisa: Al Qaeda prepara attentato

ROMA - «Abbiamo notizie che non ci lasciano tranquilli». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla vigilia della vista del presidente americano nella Capitale, motiva con queste parole l'appello alla responsabilità e al dovere dell'ospitalità verso George Bush il quale, afferma il premier, è nel nostro Paese «per celebrare quelle dolorose, gloriose, decisive pagine della nostra storia». Il Cavaliere si riferisce agli eventi del giugno del 1944, quando gli Usa avviarono la campagna militare per la liberazione dell'Italia. «Per questo -continua il presidente del Consiglio - ho deciso di intervenire: perchè domani l'Italia dovrà mostrare al mondo la sua ospitalità, la sua maturità, la sua consapevolezza della storia». «Non mi preoccupa -aggiunge Berlusconi leggendo una dichiarazione scritta- la libera manifestazione del pensiero, e tanto meno del dissenso: è l'essenza della democrazia». «Mi preoccupa, invece -sottolinea il leader della Casa delle libertà- la possibile violenza quell'assurda violenza che abbiamo già visto all'opera troppe volte. Mi preoccupa la convinzione, instillata in alcuni ragazzi, che bruciando una bandiera, spaccando una vetrina o peggio, si possa dare maggiore forza alle proprie idee. E' vero esattamente il contrario».
Berlusconi ha tenuto poi a ribadire la natura non belligerante dell'intervento in Iraq. «La nostra è e resta esclusivamente una missione di pace», ha scandito il premier. «Qualcuno, di fronte a ciò che è successo in Iraq, lo nega -continua il cavaliere- ma non si può confondere l'aggressore con l'aggredito. Una missione di pace non cessa di essere tale solo perchè gruppi di miliziani e di terroristi la attaccano perchè non vogliono la pace».
«DOBBIAMO ENORME GRATITUDINE A GRANDE NAZIONE»
Poi, rivolto all'opposizione, il Cavaliere ha aggiunto: «Diversi settori dell'opposizione del nostro mondo politico hanno preso a pretesto questa visita per manifestare la loro ostilità nei confronti degli Stati Uniti». C'è invece un dovere di ospitalità e di gratitudine della storia da onorare, ribadisce il presidente del Consiglio: «L'Italia riceverà domani il presidente americano. E' nostro dovere riceverlo, al di là di ogni diverso giudizio politico sull'intervento militare in Iraq, come il leader di una grande nazione amica e alleata».
Un «legame antico», continua Berlusconi, ci vincola agli Stati Uniti: la liberazione dell'Europa e dell'Italia dalla morsa nazifascista è costata mezzo milione di morti. «Hanno dato la loro vita -ha ricordato il premier riferendosi ai soldati americani- per noi. Hanno rinunciato alla loro perchè la nostra potesse essere felice, perchè noi potessimo essere liberi». Sull'altra sponda dell'oceano milioni di italiani hanno trovato «lavoro, benessere, la realizzazione delle loro speranze -ha ricordato il Cavaliere- hanno, soprattutto, trovato una patria ospitale». «Ma il vero e proprio legame di fratellanza con gli Stati Uniti è nato in quei giorni e perciò è incancellabile», ha sottolineato il leader della Cdl.
Dopo la guerra, la rinascita dell'Italia è stata resa possibile oltre che «dall'operosità della nostra gente, alla generosità del Piano Marshall che permise all'Italia di porre le basi del miracolo economico».
«Fu dunque anche grazie all'America che quegli italiani, quelli del film "Ladri di biciclette", poterono comprarsi prima la Vespa e poi la Seicento. Dunque -ha ammonito il presidente del Consiglio- non dobbiamo dimenticare». Berlusconi ha infine citato l'apprezzamento espresso per la posizione italiana da Kofi Annan, «per il ruolo di pace che l'Italia sta svolgendo in Italia e nel mondo», mentre ha ricordato che, contro il ritiro delle truppe, «si sono pronunciati l'Unione Europea, molti governi del mondo, anche di Paesi arabi come l'Egitto, e questa posizione ha trovato la comprensione della Chiesa». Bush arriva dunque come un amico e un fondamentale alleato. «Attraverso di lui -ha concluso il presidente del Consiglio- diremo grazie al popolo americano che egli rappresenta per quello che gli americani hanno fatto il 4 giugno del 1944 per noi e per la nostra libertà».
MADRID AVVERTE ROMA, IMMINENTI ATTACCHI AL QAEDA
E mentre il premier fa conoscere la sua preoccupazione, le autorità spagnole hanno avvertito oggi i colleghi di Roma e Londra sulla possibilità di imminenti attacchi terroristici da parte di "Ansar el Islam", gruppo legato ad Al Qaeda, contro obiettivi italiani e britannici, in coincidenza con la visita nel nostro Paese del presidente degli Stati Uniti Bush domani e sabato. A rivelarlo è il quotidiano spagnolo «La Razon», che cita fonti dell'antiterrorismo di Madrid. Secondo quanto scrive il quotidiano, le polizia di Spagna, Italia e Gran Bretagna stanno lavorando contro il tempo per localizzare le cellule di Ansar el Islam -e alcuni militanti, per la maggior parte algerini, ma anche marocchini, sarebbero già stati identificati- che avrebbero pianificato gli attacchi.
L'allarme è scattato a seguito di un'informazione giunta agli spagnoli, e ritenuta attendibile, sulla preparazione di attacchi di «grandi dimensioni» in Italia e Gran Bretagna. Le cellule coinvolte, scrive ancora «La Razon», avrebbero avuto appoggio operativo e logistico in Spagna, dove avrebbero ottenuto il denaro e la documentazione falsa necessaria, ma non avrebbero intenzione di compiere un nuovo attacco nel Paese iberico. Secondo l'antiterrorismo di Madrid, inoltre, i terroristi del gruppo sarebbero stati addestrati nei campi di Al Qaeda in Afghanistan.

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