Giovedì 13 Dicembre 2018 | 13:42

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ROBERT SCHUMANN: UN ROMANZO MUSICALE

"Lei non conosce Jean Paul…Da lui ho imparato più contrappunto
che dal mio insegnante di musica".
(R. Schumann - Lettera a Simonin De Sire 1839)

Jean Paul affascinò Robert Schumann dalla prima giovinezza fino alla fine dei suoi giorni. Ancora in manicomio il compositore metteva annotazioni del poeta insieme alla musica e uno dei suoi ultimi desideri espressi alla moglie Clara fu di portargli un libro che ogni interprete di Schumann dovrebbe conoscere: "Flegeljahre" (Anni di scapigliatura).
Dopo la lettura dell'ultimo capitolo di questo romanzo di Jean Paul era avvenuto, infatti, molti anni prima, un vero e proprio corto-circuito formale. Lui, che sino ad allora non era riuscito a comporre altro che valzer e polacche alla maniera contemporanea, ancora alla ricerca di una nuova, personalissima forma di espressione musicale, finalmente aveva trovato nella scrittura jeanpauliana lo stimolo giusto per la sua fantasia.
Scumann scoprì nei romanzi di Jean Paul la più geniale "messa in scena" del confronto, del cambiamento, della compenetrazione di caratteri e stati d'animo contrastanti, di quel ridere e piangere simultaneo che dà vita all'umorismo, della crisi d'identità e del conseguente sdoppiamento della coscienza e, ancora, si riconosceva nel modo jeanpauliano di rinnovare, disgregare le forme della tradizione, troppo limitate e rigide per poter contenere un'urgenza comunicativa bisognosa di spazi e di libertà formale. Le parole di Jean Paul generavano per Scumann un vero "contrappunto delle emozioni" che egli intendeva trasformare in maniera assolutamente spontanea, naturale, originale in contrappunto poetico musicale. Nascono così i "Papillons", una sorta di "trasmutazione creativa" dell'ultimo capitolo del romanzo jeanpauliano "Anni di scapigliatura", là dove per trasmutazione deve intendersi il passaggio di un concetto, di un significato, di un'emozione, da un codice linguistico ad un altro attraverso sistemi di segni diversissimi ma tutti apparentati dal comun denominatore dell'Arte.
Schumann stesso affermava che non si poteva comprendere il senso dei suoi "Papillons" se non si conosceva "Flegeljahre" di Jean Paul e sulla sua copia del romanzo aveva annotato, nell'ultimo capitolo, i numeri di Papillon corrispondenti ai vari episodi.
Il romanzo narra la storia di Walt e Vult, fratelli gemelli dai caratteri contrastanti che ispireranno anche la nascita dei due alter-ego del giovane Schumann Florestano ed Eusebio, nomi di fantasia coi quali egli firmerà, a seconda del carattere, i suoi scritti e alcune sue composizioni. Il pretesto narrativo che apre il romanzo è l'apertura del testamento di un ricchissimo personaggio che, tra lo stupore di un gran numero di parenti e amici, lascia tutto in eredità al giovane e sconosciuto Walt, di famiglia modesta, abile e raffinato poeta dedito agli studi giuridici. Walt, per ottenere l'eredità, dovrà ripercorre alcune tappe della variegata e originale esistenza del defunto; una sorta di percorso di formazione, di cammino iniziatico attraverso le esperienze più disparate. Dovrà essere accordatore di pianoforti, capogiardiniere, correttore di bozze di stampa, maestro di scuola…infine, pastore di anime.
Walt conoscerà le bellezze e le brutture del mondo, l'amore, l'amicizia, le difficoltà nell'arte, le inevitabili incomprensioni tra le anime "poetiche" come la sua e una società superficiale e spesso incapace di accettare e capire l'originale e il diverso. Ad aiutare l'ingenuo, inesperto Walt, "buono come il pane", compare il suo gemello Vult, flautista, disilluso e ormai pratico delle cose del mondo, da tempo scomparso dalla sua città natale perché attratto da una vita d'artista vagabondo e scapestrato. Il romanzo, sullo sfondo sempre più tenue e ornamentale dell'assolvimento delle prove testamentarie, descrive l'allontanarsi e l'avvicinarsi di queste due opposte nature attraverso le situazioni più disparate, vicende comiche e tristi, viaggi sognanti e ritorni improvvisi, nobili amicizie e incoffessati amori. Causa di contrasti e difficoltà è la leggiadra Wina, fanciulla amata sinceramente da entrambi i fratelli, un amore dichiarato solo da Walt e tenuto invece nascosto fino alla fine da Vult. La trama si risolve nell'ultimo capitolo "Ballo mascherato", una sorta di metafora della gran mascherata della vita, dove le identità si nascondono e poi si svelano e dove nella frivola atmosfera di festa l'individuo mette in gioco se stesso e i propri sentimenti.
In questo romanzo semplicità e complessità convivono e nella storia, quasi banale, dell'amore di due fratelli per la stessa fanciulla, si nascondono i difficili problemi della crisi d'identità, dell'affermazione sociale, dello sdoppiamento della coscienza, della necessità di doversi "mascherare" per sopravvivere e, infine, il secolare problema della libertà dell'Arte.
Problemi cari tanto a Jean Paul quanto al giovane Schumann, entrambi uomini d'Arte che incarnano esemplarmente con affascinante presagio e disordinata ricchezza concettuale la crisi dell'artista nel nascente mondo borghese
Ma Jean Paul non fu il solo ad affascinare R. Schumann. Una vera "trasmutazione creativa", anche se non esplicitamente dichiarata, è anche l'op.16 che nel titolo"Kreisleriana" rimanda in maniera inequivocabile all'omonima opera di Hoffmann "Kreisleriana, i dolori musicali del direttore d'orchestra Johannes Kreisler".
In questo racconto si narra la triste esistenza di Kreisler, eccentrico personaggio sofferente per il contrasto insanabile tra vita reale e vita artistica e poetica; genio incompreso, visto dal mondo come una sorta di pagliaccio e condotto da questo disagio esistenziale alla pazzia. Un amore assoluto e straziante per la musica domina la narrazione, del resto lo stesso Hoffmann era stato, oltre che scrittore e uomo di legge, un appassionato compositore, direttore d'orchestra e recensore di eventi musicali. Anche Kreisler vive il dramma dell'artista nella nuova società borghese, incompreso e, addirittura, umiliato; per sopravvivere è costretto a prostituire la sua Arte e a mercificarla suonando nelle serate mondane di filistei ignoranti, presi solo dal denaro e dalla loro posizione sociale, assolutamente insensibili e incuranti di qualsiasi valore artistico o poetico dell'Arte.
Questo mondo borghese prosaico e superficiale paralizza la vena creativa del direttore e compositore Kreisler che, impossibilitato a trarre ispirazione da un'esistenza quotidiana talmente bieca e priva di poesia è costretto ad assumere sostanze eccitanti che lo trasportino in una realtà artificiale dove liberare l'intelletto da tutte le sue censure e lasciare finalmente spazio alla sua sensibilità prorompente e alla sua appassionata ricerca di bellezza artistica.
Schumann rimase profondamente colpito da questo personaggio e le circostanze della vita favorirono una vera e propria identificazione con Kreisler. Molti i punti in comune: l'insuccesso della loro esistenza d'artisti, la vana lotta contro i detrattori della musica moderna, il loro isolamento all'interno della nuova nascente società borghese, la loro disperata ricerca di evasione mentale dalla realtà allo scopo di liberare la loro profonda, caotica creatività, infine anche i loro ultimi anni segnati da una progressiva perdita di contatto col mondo reale.
In "Kreisleriana" la musica raggiunge estremi di passione e struggimento molto lontani dalle opere di influsso jeanpauliano dove i tumulti dell'animo erano sempre umoristicamente addolciti dal sorriso sarcastico ma benigno dell'artista ancora fiducioso di poter vivere una vita nell'Arte.
"Papillons" e "Kreisleriana", come numerosi altri pezzi di R. Schumann, rompendo le convenzioni strutturali e formali della musica del tempo, non seguono né gli schemi fissi della forma sonata, né la classica "sintassi musicale" dei generi tradizionali; si tratta di raccolte di pezzi più o meno brevi, spesso contrastanti per ritmo e carattere, che si susseguono apparentemente senza logiche e collegamenti. Ogni repentino cambiamento di umore o d'ispirazione del compositore qui si trasforma liberamente in musica, una musica che, al di là di ogni specifico riferimento letterario, è romanzo perché flusso ininterrotto di energia creativa, specchio del multiforme, profondissimo, spesso caotico mondo interiore dell'essere umano, luogo di manifestazione del percorso terreno e ultraterreno dello Spirito.
Musica come creazione libera, in divenire, diretta emanazione della coscienza.

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