Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 13:34

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2 giugno - Tafferugli a Roma e Bologna

Manifestazione per la pace ROMA - Palloncini in risposta a missili ed elicotteri, suoni di guerra registrati e sparati a tutto volume per coprire le fanfare militari, blitz improvvisi e incursioni nelle piazze e nelle cerimonie di mezza Italia per ripetere all'infinito che «la guerra è loro» e «i morti sono nostri», ponti vestiti dai colori della pace. L'altra festa della Repubblica, quella «disobbediente e pacifista», è scivolata via così come era stata annunciata: creativa, multiforme e mediatica, in perfetta sincronia con quella ufficiale. A turbarla, però, i tafferugli scoppiati sia a Roma sia a Bologna tra manifestanti e forze dell' ordine che hanno già acceso la polemica politica.
Da Mestre a Roma, da Alessandria a Pesaro è stato un susseguirsi di iniziative locali che hanno preso di mira cerimonie ufficiali e caserme, militari e autorità. Molte quelle bloccate dalle forze dell'ordine, ma diverse quelle che sono comunque riuscite ed hanno avuto l'effetto mediatico desiderato. Non è d'accordo il ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi che ha definito i «cosiddetti 'pacifistì, violenti e prepotenti», affermando che l'Italia «pacifica, civile e democratica, si è stretta attorno alla bandiera Tricolore e al capo dello Stato». L'accusa di Giovanardi è chiara e si riferisce agli incidenti verificatisi a Roma e Bologna.
Nella capitale, il 'contattò tra forze dell'ordine e manifestanti è avvenuto quando questi ultimi hanno tentato di gonfiare dei palloncini per far volare uno striscione. La bombola d'elio è stata sequestrata e dopo qualche minuto la situazione è tornata alla calma. A Bologna, invece, i tafferugli sono scoppiati nel momento in cui i manifestanti hanno tentato di scavalcare le transenne per raggiungere la piazza dove si erano appena concluse le celebrazioni con le autorità ma vi era ancora un plotone di militari. Secondo la questura «sarebbe bastato qualche minuto» per evitare gli scontri: «era stato detto che sarebbero potuti entrare non appena fossero usciti i militari. Loro però hanno tentato di scavalcare le transenne e noi non potevamo farci travolgere». Pei i disobbedienti, invece, è stato un «pestaggio a freddo».
Nessuno scontro, invece, a piazza Venezia, dove sono stati bloccati una decina di pacifisti che hanno tentato di scavalcare le transenne per invadere il percorso della sfilata. Due di loro - come documentato da immagini televisive - ce l' hanno fatto ed hanno costretto ad una frenata un camion che trasportava un carro armato. Ad una troupe de La 7 che stava riprendendo il tentativo di invasione dei pacifisti, la polizia ha prima sequestrato e poi restituito, con le scuse, la telecamera e la cassetta, scatenando però diverse polemiche. Sempre a Roma, inoltre, alcuni ponti sul Tevere sono stati «incartati» con le bandiere della pace, le statue incappucciate come i prigionieri iracheni di Abu Ghraib.
Le «azioni di disturbo» sono riuscite anche a Milano, dove alcuni manifestanti, mentre la banda suonava l'inno di Mameli, hanno scavalcato le transenne con al collo dei cartelli con scritto «basta guerra basta morti». Nel pomeriggio poi, un migliaio di persone ha partecipato ad un corteo ha attraversato il centro contro «la militarizzazione della festa della Repubblica». A Padova dove la cerimonia ufficiale è stata interrotta per qualche minuto dagli effetti sonori di una battaglia: scoppi di bombe, raffiche di mitragliatore, sirene sparati a tutto volume dal tetto di un palazzo. Disturbate anche le cerimonie ufficiali di Trento, Alessandria, Pesaro. A Mestre, invece, i Disobbedienti guidati da Luca Casarini hanno "circondato" la caserma "Matter" dei Lagunari. Dopo aver lanciato all'interno dei fumogeni, i pacifisti hanno esposto uno striscione con scritto «2 giugno, non c'è niente da festeggiare».
«E' stata una giornata di contestazioni diffuse - dicono i Disobbedienti ad azioni concluse - in cui quella che doveva essere una giornata che il governo voleva fosse di propaganda per la guerra, è diventata invece un momento in cui hanno prevalso le ragioni della pace. Siamo soddisfatti».

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