Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 14:46

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Il presidente che veste all'araba

BAGHDAD - E' tornato in Iraq nel giugno scorso, dopo 15 anni vissuti in Arabia Saudita, Ghazi al Yawer, il giovane presidente iracheno di 45 anni che veste alla maniera tradizionale araba. A capo della potente tribù di beduini Shamar, al Yawer è nato nel nord dell'Iraq, a Mosul, e ha studiato ingegneria alla Georgetown University di Washington; per diversi anni ha guidato una società di tlc in Arabia Saudita.
In un'intervista al quotidiano arabo di Londra «al-Sharq al-Awsat», Al Yawer che fino ad oggi ricopriva la carica di presidente a rotazione del governo provvisorio iracheno aveva detto che avrebbe accettato la presidenza se la carica avesse comportato anche i pieni poteri. Quanto alla presenza americana, aveva giudicato «totalmente inaccettabile» che l'ambasciata americana aprisse i battenti all'interno dell'area del palazzo presidenziale di Saddam Husseim, giudicando la cosa come «un pugno nell'occhio».
«Se non fanno del male agli iracheni e li aiutano nella ricostruzione saranno i benvenuti anche dopo il 30 giugno. Per quanto ne so io i soldati italiani non hanno mai fatto del male alla nostra gente, quindi non vedo perché non debbono restare». Così, in un'intervista al «Giornale» neppure una settimana fa, Ghazi al-Yawer, aveva risposto a una domanda sulla presenza dei nostri connazionali in Iraq.
«I militari e il popolo italiano - aveva aggiunto - sono nostri amici, sono sicuro che la loro presenza ci aiuterà a superare questi momenti difficili». Quanto a un suo futuro incarico, Al Yawer aveva sottolineato la sua appartenenza alla «più grande tribù della grande patria araba, non mi interessano posizioni particolari -aveva detto al «Giornale» - non ne ricaverei alcun privilegio. Voglio solo essere utile agli iracheni. Non ho né ambizioni, né sogni di potere. Saranno le future elezioni a decidere la sorte degli attuali leader».
A proposito della bozza di risoluzione Usa-Gb, il capo del governo provvisorio aveva sottolineato poi, nell'intervista al «Giornale» di mercoledì scorso che «gli Stati Uniti e la Gran Bretagna devono restare, ma vogliamo anche una forte rappresentanza europea e araba».
Accennando all'importanza di «formare un forte contingente iracheno», Al Yawar aveva infine spiegato che i militari «di paesi con una forte influenza internazionale» avrebbero dovuto garantire la sicurezza fino alle elezioni: «dopo - aveva detto - sarà il nuovo governo a decidere sul futuro delle forze di coalizione».

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