Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 14:50

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Iraq - Il nuovo premier, Iyad Allawi, uno strano passato tra Cia e baathisti

NEW YORK - Un uomo della Cia e dell'MI6 britannico o un esponente con sospette simpatie filo-baathiste.
Una scelta fatta a Washington o un colpo di mano realizzato a Baghdad, con l'Onu nei panni di osservatore incerto. All' indomani della scelta di Iyad Allawi come premier del nuovo governo iracheno ad interim, negli Usa le modalità della sua designazione e le caratteristiche del personaggio trovano chiavi di lettura diverse.
L'ascesa al potere di Allawi si tinge di giallo quando si tratta di ricostruire le fasi in cui è avvenuta e chi sia il vero "vincitore" dietro la scelta. Ecco così che negli Stati Uniti c'è chi, come il Washington Post, descrive un' amministrazione Bush colta sostanzialmente di sorpresa dalla nomina a primo ministro designato del medico ed esule iracheno che ha guidato l'Iraqi National Accord (Ina). Per il New York Times, invece, sono stati gli Usa a pilotare l'intero processo della scelta, limitando la libertà di manovra dell'inviato dell'Onu in Iraq, Lakhdar Brahimi, proprio mentre il presidente George W.Bush continuava a ripetere che tutto era nelle mani del diplomatico algerino.
Casa Bianca e Onu sono rimasti in disparte, nella giornata di sabato, per lasciare che fosse il Consiglio di governo iracheno a continuare a indicare altri nomi per il governo ad interim.
L'organismo iracheno da Baghdad, per bocca di uno dei suoi esponenti più noti, Ahmed Chalabi, ha insistito sul fatto che ogni passo è stato compiuto «in accordo» con l'amministratore americano Paul Bremer e con Brahimi.
Ma le ricostruzioni dei presunti retroscena di ciò che avviene in questi giorni tra Washington, il Palazzo di vetro di New York e Baghdad, descrivono un quadro assai meno chiaro. Nei palazzi del potere nella capitale statunitense in molti risultano essere stati presi in contropiede venerdì dalla scelta di Allawi. Secondo il Washington Post, il motivo sarebbe che Bremer e l'inviato speciale di Bush a Baghdad, Robert Blackwill, avevano deciso di informare in anticipo il minor numero di uomini dell'amministrazione possibile, per evitare fughe di notizie.
Al quartier generale delle Nazioni Unite, la nomina di Allawi è stata invece letta da varie fonti diplomatiche come una manovra firmata dagli Stati Uniti. Fred Eckhard, il portavoce del segretario generale Kofi Annan, ha spiegato che il vertice dell'Onu «rispetta» la scelta di Allawi, ma non si è spinto molto oltre. Anzi, ha tenuto ad aggiungere che la nomina non è avvenuta «con la modalità a cui pensavamo, ma gli iracheni sembrano d'accordo sul nome e se lo sono, Brahimi è pronto a lavorare con lui». All'Onu, c'è chi ha parlato - sotto la protezione dell' anonimato - di un «dirottamento americano» dell'intero processo di scelta gestito da Brahimi. Ma negli Usa sono molte le voci che si levano per interrogarsi sullo stato effettivo dei rapporti tra Allawi e gli Stati Uniti.
E' vero che il suo gruppo, Ina, riceve tuttora finanziamenti dalla Cia, che ha scelto di aiutarlo otto anni fa, in un periodo in cui il Pentagono e il Dipartimento di Stato puntavano invece sugli esuli di Chalabi. Ma Allawi nei mesi scorsi si è distinto anche per aver attaccato gli americani sulla scelta di tener lontani gli ex esponenti del partito Baath dalla ricostruzione del paese. «Ha sempre pensato che respingere interamente i baathisti dal governo fosse un errore», ha detto di Allawi il suo portavoce negli Usa, Patrick Theros.
Allawi ha un passato nel partito Baath che risale agli anni Settanta, prima che lasciasse l'Iraq di Saddam Hussein per rifugiarsi a Londra. Secondo alcune fonti diplomatiche, i controversi legami di Allawi con la Cia, i servizi segreti britannici e la vecchia leadership Baath ne facevano una scelta poco probabile per il ruolo di primo ministro. Sulla lista di Brahimi dei possibili candidati, il medico sarebbe stato solo al terzo posto.
Ma c'è chi vede negli Usa il suo passato come un punto di forza. «Come vecchio baathista - ha detto al Los Angeles Times Amatzia Baram, esperto israeliano di affari iracheni allo United States Institute of Peace - sarà accettabile per molti sunniti ex baathisti, perchè è pan-arabo e secolare come loro». Nello stesso tempo, gli sciiti dovrebbero accettarlo perchè è uno di loro e secondo la stampa americana il suo nome ha ricevuto l'appoggio della massima autorità sciita nel paese, il grande ayatollah Ali Al Sistani.
A renderne forte l'immagine agli occhi degli americani, infine, sarebbe il fatto che Allawi da anni è uno strenuo rivale di Chalabi - ormai caduto in disgrazia agli occhi di Washington - nonostante i due siano parenti per legami matrimoniali.
Marco Bardazzi

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