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Morto Umberto Agnelli - I timori dei sindacati

TORINO - Riconoscono tutti il coraggio delle sue scelte, ma non nascondono i timori sulla stabilità dell' azionariato e chiedono anche che, per ricordare Umberto Agnelli, si prosegua nella strada del rilancio della Fiat. E' questo il senso delle parole dei leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, nel giorno della scomparsa del presidente della Fiat. I sindacati manifestano qualche preoccupazione. «Il mio augurio, nell'interesse dei lavoratori, dell'azienda e del Paese - afferma Epifani - è che ora si sappia continuare nella direzione intrapresa da Umberto Agnelli, rilanciando investimenti e prospettive industriali per quello che è ancora oggi il più grande gruppo produttivo del Paese». La morte del presidente della Fiat, sostiene Angeletti, «segna la fine di un'epoca. La speranza è che l'azionariato rimanga saldamente stabile, convinto di mantenere la missione industriale della Fiat». Anche per Pezzotta «il miglior modo per ricordare Umberto Agnelli è proseguire nel rilancio dell'azienda. Il miglior ricordo che ho di lui è quando, di fronte al momento di difficoltà della Fiat, ha avuto il coraggio di mettere a disposizione i gioielli della famiglia». Per Pezzotta, quindi, oggi alla Fiat «manca un pezzo importante, ma ha un management e l'appoggio continuo della famiglia». «Mi auguro - aggiunge il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi - che il gruppo dirigente continui sulla sua stessa strada, portando avanti gli sforzi di questi due anni». Rinvia invece ogni commento sulle prospettive il numero uno della Fiom, Gianni Rinaldini: «Le considerazioni sul futuro della Fiat - osserva - non possono che essere successive a questa particolare situazione, sempre a partire dal fatto che l'azienda e il settore auto sono comunque un patrimonio nazionale».
Timori vengono espressi soprattutto dai sindacati piemontesi. Per la segretaria generale della Cgil di Torino, Vanna Lorenzoni, la scomparsa di Umberto Agnelli è una «immane tragedia familiare» che «apre pesanti interrogativi sul futuro di Fiat e di Mirafiori». Giorgio Airaudo, numero uno della Fiom torinese, invita le banche «a uscire dalla zona grigia della non responsabilità per dire al Paese cosa intendano fare per mantenere integro e con prospettive industriali il gruppo, di fronte ai rischi di frantumazione dell'attuale proprietà».

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