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Il discorso di Montezemolo smuove le acque in politica

ROMA - Il new deal di Confindustria smuove le acque del mondo politico, chiamato dal neopresidente Luca di Montezemolo a chiudere la pagina dello scontro sociale e ad assumersi alcune precise responsabilità. Ma è nel cuore della Cdl che si divaricano nel modo più netto i giudizi sul nuovo corso indicato da Montezemolo.
Mentre il centrosinistra, con toni diversi ma generalmente molto positivi e in qualche caso entusiastici, plaude a quella che considera una svolta radicale della politica di viale dell'Astronomia, il centrodestra si divide nelle valutazioni, con la Lega Nord praticamente isolata in un giudizio marcatamente negativo sulla relazione del presidente, definita invece «di spessore» dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e «ottima» dal vicepremier Gianfranco Fini.
Luca di Montezemolo, del resto, tocca parecchi nervi sensibili della Lega, a cominciare da quello del federalismo fiscale, che così com'è, «rischia di far affondare il paese». L'attenzione al Mezzogiorno, indicato come una «nuova frontiera» della politica nazionale è un altro passaggio indigesto per gli uomini del Carroccio. E infine il neo presidente rievoca una parola diventata tabù per una parte del Governo, e cioè la concertazione, lo spirito del Patto sociale del '93. Ce n'è più che abbastanza e la reazione della Lega non si fa attendere.
Comincia il ministro del Welfare Roberto Maroni che, abbandonando la sede di Confindustria, definisce «deludente» la relazione di Montezemolo, «fastidioso» il fatto che non abbia mai citato Marco Biagi, «miope, inaccettabile e sbagliato», oltre che «preoccupante» il riferimento critico al federalismo fiscale. E poi, taglia corto il ministro, la stagione della concertazione «è chiusa e non tornerà, come qualcuno ha in mente». Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli rincara la dose: l'intervento di Montezemolo «è un concentrato di quanto di peggio abbia saputo produrre la Prima Repubblica», l'espressione di una voglia «di centralismo e di restaurazione». E alla luce di dichiarazioni di altro segno che nel frattempo arrivano dagli alleati di Governo, Calderoli chiama in causa lo stesso premier, chiedendo che dia «già oggi, nel suo intervento inaugurale del congresso» di Forza Italia, un segnale che «ribadisca la volontà e le sue intenzioni riguardo alle riforme e al loro cammino». Perchè senza le riforme istituzionale, ribadisce Calderoli, la Lega «non resterà nella maggioranza».
Di altro segno i giudizi dei partner di maggioranza. La relazione del nuovo presidente di Confindustria Montezemolo è stata «ottima», dice Fini: «Mi auguro che nel governo anche altri ministri siano di identico avviso - aggiunge - Mi riferiscono in particolare al ministro Tremonti per quello che riguarda la necessità di un dialogo non episodico ma di sistema con le parti, e mi riferiscono agli amici della Lega per quello che riguarda la centralità del Mezzogiorno».
Per Marco Follini, segretario Udc, Montezemolo ha trovato «il giusto equilibrio tra la scossa che bisogna dare e gli equilibri che è saggio rispettare. E' stato, insieme, innovativo e diplomatico». Anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini giudica «ottimo» il discorso, «che merita di essere approfondito sotto molti punti di vista». Molto positiva anche la reazione del ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione, che esprime «un forte consenso» soprattutto per le parti relative alla concertazione e all'impegno per la ricerca e la scuola.
Anche da Forza Italia giungono prime valutazioni favorevoli, anche se c'è molta attesa per quanto dirà il premier nel suo intervento al congresso. «Sicuramente Montezemolo darà un grandissimo e importante contributo al rasserenamento del clima sociale, che in questi ultimi tempi non è stato dei migliori», dice Renato Schifani. E Alfredo Biondi ironizza su Maroni ("può capitare che non presti attenzione, qualche volta dorme anche Omero") e definisce «non conformista e interessante» l'intervento di Montezemolo.
Tutti positivi i commenti del centrosinistra. «Molto bene» dice il segretario Ds Piero Fassino salutando Montezemolo; «spira un vento nuovo che apre una nuova fase nella vita di Confindustria». E per il responsabile economico Ds Pierluigi Bersani «è una relazione che dà la scossa».
«Questa è una Confindustria con cui si potrà collaborare bene e da qui ci aspettiamo contributi di idee e una spinta per un radicale cambiamento dell'economia», rimarca Francesco Rutelli, presidente della Margherita. Più sfumato, ma sempre sostanzialmente positivo il giudizio del Pdci. «La relazione di Montezemolo presenta luci e ombre - dice Gianfranco Pagliarulo - Ma la cosa essenziale è che propone una linea opposta a quella di D'Amato e del governo». Più problematico l'approccio del Prc che con il suo responsabile di settore, Paolo Ferrero, insiste sulla necessità di una svolta in Confindustria: «Montezemolo si congeda dall'avventurismo di Berlusconi e D'Amato, ma ripropone una linea che è già fallita: quella della concertazione e del taglio delle pensioni».
Carmen Carlucci

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