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Proroga condono - Cdl: serve ai conti. Sinistra: è "berlusconia"

ROMA - Il decreto che proroga i termini per il condono edilizio taglia il traguardo parlamentare nei tempi previsti. La maggioranza plaude al risultato raggiunto, l' opposizione si scatena: non è altro che un premio per i furbi, un tentativo di raccogliere voti. Dopo un voto di fiducia al Senato e due brevi stop alla Camera per mancanza di numero legale, il provvedimento è stato approvato dall'assemblea di Montecitorio con 221 voti a favore e 157 contrari.
Il decreto proroga di quattro mesi, dal 31 marzo al 31 luglio di quest'anno, il termine sia per la presentazione delle domande di regolarizzazione degli abusi edilizi, sia per il pagamento della prima rata. Il termine del 31 luglio varrà anche per le domande per l'acquisto dell'area del demani su cui è stata fatta una costruzione abusiva.
Slittano anche rispettivamente di due e tre mesi i termini di pagamento della seconda e della terza rata.
Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, chiarisce subito che le norme non scateneranno l'abusivismo nei beni culturali. Il testo - che, ripete, non ha approvato personalmente - presenta due novità importanti: l'individuazione di tutte le aree protette tra cui i beni culturali (per cui non sarà possibile alcun condono) e la demolizione degli edifici abusivi costruiti nelle vicinanze delle aree protette.
Il relatore alla Camera Gregorio Dell'Anna (FI) rifiuta la definizione di «provvedimento di bandiera": è una misura di salvaguardia degli equilibri di finanza pubblica che permetterà maggiori entrate per le casse dello Stato. E non estende la sanatoria, che rimane limitata alle opere ultimate entro il 31 marzo dell' anno scorso.
Per l' opposizione si tratta invece di un provvedimento disastroso. «Premia l'illegalità e le grandi speculazioni edilizie», afferma il segretario Ds Fassino, che aggiunge: «Ci si illude di far quadrare così i conti, ma abituando i cittadini ad aspettare i condoni, si riducono le entrate fiscali. E' solo un disperato tentativo di raccogliere voti».
Antonio Di Pietro definisce la legge «ingiusta e immorale».
Ermete Realacci, della Margherita, parla di 40 mila costruzioni abusive che il condono avrebbe consentito. «Tutte insieme farebbero una città più grande di Agrigento, che in onore del premier è già stata ribattezzata "berlusconia"».
Il diessino Fabrizi Vigni snocciola una serie di cifre: dei tre miliardi 800 milioni previsti lo Stato ha incassato finora poco più del 10%, mentre tra il 2001 e il 2003 l' abusivismo è tornato a crescere con un impressionante aumento del 41%.
Cifre contestate da Maurizio Lupi (FI), che cita un rapporto di Legambiente in base al quale «gli illeciti ambientali sono diminuiti del 37,7%» e si chiede perchè «ci sono Comuni che non dispongono ancora di piani regolatori». «Nessuno dice che tra il '97 e il '98 - aggiunge Lupi - in pieno governo dell' Ulivo e senza nessun condono le costruzioni abusive sono aumentate del 25%». E chiude: «In cinque anni di governo della sinistra sono state edificate in Italia oltre 195 mila costruzioni abusive».

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