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Iraq - L'esperto: a Nassiriya ci vogliono armi adeguate e regole d'ingaggio più flessibili

ROMA - Le armi, i mezzi e l'equipaggiamento dei militari italiani - ha detto a più riprese il Governo, a cominciare dal ministro della Difesa, Antonio Martino - «sono perfettamente adeguati a garantire la loro sicurezza e l'assolvimento della missione». Tuttavia, come ha spiegato proprio Martino, «la dotazione dei nostri militari è costantemente all'attenzione della catena di comando» ed è «possibile che ci sia qualche variazione».
Il nuovo contingente, questo non è un mistero, avrà una maggiore componente di mezzi blindati e sono insistenti le voci secondo cui, presto, scenderanno in campo anche gli elicotteri d'attacco "Mangusta". «Il contingente di Antica Babilonia deve essere rinforzato, nell'attuale contesto», dicono concordi gli esperti di cose militari. E Gianandrea Gaiani, direttore della rivista specializzata on line Analisidifesa.it è uno di questi.
A suo avviso, dopo gli ultimi scontri, i militari italiani devono «assolutamente riprendere l'iniziativa, dando un segnale forte al nemico, agli sceicchi e alla popolazione, ma anche agli alleati anglo-americani che solo qualche notte fa ci hanno tolto le castagne dal fuoco eliminando dal cielo le postazioni di mortai e alcuni veicoli dei guerriglieri». Il problema, secondo Gaiani, è appunto che «il contingente è troppo leggero per condurre operazioni tattiche su vasta scala in ambiente urbano, che assorbono un gran numero di militari e che richiedono molti mezzi pesanti per trasportare e proteggere i soldati».
«Le nostre truppe in Iraq - sottolinea il direttore di Analisidifesa.it - non dispongono di carri armati. Una situazione paradossale, soprattutto se si considera che la Brigata Ariete, attualmente in teatro, è l'unica brigata corazzata del nostro Esercito ed è impegnata a combattere la sua prima battaglia, dopo El Alamein, senza il supporto dei suoi carri armati. L'utilità dei tank in ambiente urbano è stata ampiamente dimostrata anche nelle operazioni di pace o a bassa intensità. A Mogadiscio, in Bosnia, in Kosovo. Anche a Nassiriya l'impatto deterrente di questi mezzi potrebbe essere determinante, visto che il nemico non dispone di armi in grado di fermare un carro armato moderno».
In mancanza di tank il contingente italiano ha impiegato «con successo» i blindati ruotati Centauro, armati con un potente cannone da 105, «ma certo più vulnerabili in ambiente urbano al fuoco nemico». «Nuovi blindati di questo tipo - afferma Gaiani - giungeranno presto in Iraq per rinforzare le capacità del contingente». Anche per quanto riguarda i mezzi d'appoggio della fanteria «le truppe del generale Chiarini - secondo il direttore di Analisidifesa.it - sono a mal partito. I vecchi cingolati VCC-1 sono stati migliorati nella protezione, ma sono armati solo con una mitragliatrice Browning da 12,7 millimetri». Sembra dunque che la Difesa «intenda schierare in Iraq i nuovi corazzati Dardo, armati con un cannone da 25 millimetri, che proprio ora stanno entrando in servizio con la Brigata Garibaldi. Non sono ancora pienamente operativi, ma servono per far fronte all'accresciuta minaccia».
Sul fronte dei veicoli da trasporto altre cattive notizie. «Il vecchio e sempre valido autocarro leggero VM 90 - scrive Gaiani sulla rivista on line - mostra tutti i suoi limiti se impegnato in combattimento. Rinforzato con piastre in kevlar per offrire una qualche protezione ai militari a bordo, risulta estremamente vulnerabile anche al fuoco di armi automatiche. Meglio sarebbe poter impiegare nei pattugliamenti i nuovi blindati leggeri Puma, ma le croniche ristrettezze nel bilancio della Difesa ne hanno ritardato finora l'acquisizione». Infine, gli elicotteri. Anche su questo fronte, ad avviso dell'esperto, ci sono delle carenze «nell'attuale contesto bellico». «I multiruolo AB 412 possono essere armati con razzi e mitragliatrici, ma i più pesanti CH-47 da trasporto e gli HH-3F dell'Aeronautica sono troppo grandi e vulnerabili al fuoco antiaereo. Un buon supporto di fuoco potrebbe essere garantito dagli elicotteri da attacco Mangusta presenti in gran numero presso l'Aviazione dell'Esercito e la Brigata Aeromobile Friuli, ma finora non sono stati assegnati al contingente italiano».
Ma nuovi elicotteri e mezzi d'attacco servono a poco, senza «una precisa volontà politica di applicare con reale flessibilità le regole d'ingaggio. Non è accettabile - afferma Gaiani - che di fronte ad attacchi e imboscate continue il comandante in teatro debba essere autorizzato da Roma per impiegare le armi pesanti in dotazione». Ma questo è un altro discorso.

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