Venerdì 14 Dicembre 2018 | 11:49

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È stato anche degradato e congedato con disonore

BAGHDAD - Ha pianto, ha chiesto perdono, ha pregato di non essere cacciato con infamia da quell'esercito che tanto significa per lui, modesto meccanico della provincia americana, trasformatosi nel fotografo delle torture nel carcere da «film dell'orrore».
Jeremy Sivits, uno dei soldati che hanno torturato i prigionieri in Iraq Jeremy Sivits oggi è salito sul banco degli imputati, primo militare ad essere processato per le torture a Baghdad, per raccontare al giudice, il colonnello James Pohl la terribile notte dell'8 novembre quando si è trovato a scattare foto a detenuti iracheni costretti a subire abusi e maltrattamenti. Il processo si è svolto nell'aula diventata bunker per l'occasione, una delle sale del centro convegni della Zona verde, quartier generale dell'amministrazione americana. Massima sicurezza, nonostante le decine di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Entrata di prima mattina, ben tre ore prima e poi perquisizioni a non finire, ben otto prima di poter varcare la soglia dell'edificio. Per due volte i cani sono entrati nelle sale per annusare la possibile presenza di esplosivi, mentre a tutti sono stati fatti togliere gli orologi, le scarpe, le cinture, svuotate le borse, perfino schiacciata la frutta. Requisiti anche tutti gli oggetti elettronici.
Di mattina ci sono stati i rinvii a giudizio dei tre soldati accusati da Sivits di aver partecipato alle violenze: il soldato scelto Charles Graner, 35 anni, che deve rispondere di ben sette imputazioni, il sergente Ivan "Chip" Frederick, 37 anni e il caporale Jalal Davis di 26 anni.
Poi è cominciato il breve processo di Jeremy Sivits che prima è stato interrogato dal giudice e ha raccontato dettagliatamente cosa è accaduto il novembre scorso. Una notte di pestaggi e umiliazioni sessuali inflitti ai prigionieri fra le risate dei suoi commilitoni. «Quella sera il sergente Ivan Frederick mi chiese di accompagnarlo alle celle. C'erano altre guardie che hanno tirato fuori sette prigionieri e ne hanno fatto un mucchio. Poi il sergente Jalal Davis ci saltò sopra. Quelli gemettero e Davis cominciò a camminare sulle dita dei loro piedi e delle loro mani, provocando altre urla. Frederick e il soldato Charles Graner ordinarono ai prigionieri di spogliarsi. Poi Graner diede un pugno alla tempia di un prigioniero nudo, che aveva un sacco di sabbia sulla testa, facendogli perdere i sensi. Andai a vedere se il detenuto era ancora vivo- racconta Sivits con la voce spezzata - posso dire che era incosciente perché i suoi occhi erano chiusi e non si muoveva, ma il suo petto si sollevava e capii che era ancora vivo».
Intanto Graner, dopo essersi lamentato di essersi fatto male alla mano, si diresse verso una pila di detenuti ancora vestiti e si è fatto fotografare da Sivits mentre era inginocchiato sopra di loro. «Rideva, come se si divertisse». Quindi diede un pugno nel petto ad un prigioniero, che non riusciva più a respirare. Fu chiamato allora un medico. Poi Frederick e Graner obbligarono gli altri detenuti a formare una sorta di torre e li costrinsero a masturbarsi. Infine li misero in posa contro il muro in modo da far sembrare che stessero avendo rapporti orali. Erano presenti anche le due soldatesse che appaiono in alcune delle foto mostrate dai media di tutti il mondo: Lynndie England e Sabrina Harman. Si misero con i pollici alzati davanti ai prigionieri e furono scattate delle foto».
Il giudice più volte gli ha chiesto se si rendeva conto di quanto aveva fatto e Sivits ha sempre ammesso di sapere che non era normale, ma non aveva il coraggio di intervenire. «Vorrei chiedere scusa agli americani, al popolo iracheno e a quei detenuti», ha detto Sivits scoppiando a piangere «avrei dovuto proteggerli e non fargli delle foto. Ho imparato una grande lezione».
Il suo avvocato Stanley Martin, si è appellato alla clemenza del giudice dicendo che il suo assistito aveva commesso un errore, ma che per tutta la vita era stata una brava persona. «Volevo aiutare gli iracheni, mi dispiace davvero per quello che ho fatto». Ma il giudice non è stato clemente. E lo dichiarato colpevole di tutti i capi d'imputazione: maltrattamento dei detenuti, associazione a delinquere e negligenza. E dopo un'appassionata requisitoria del procuratore John McCabe, che ha chiesto il massimo della pena, perché un uomo che si assume le sue responsabilità (Sivits si è dichiarato colpevole) deve anche subirne le conseguenze. Così è stato: un anno di carcere militare, diminuzione di grado da soldato speciale a soldato semplice e infine, congedo con disonore.

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