Sabato 15 Dicembre 2018 | 09:36

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Figo, l'erede di Eusebio

Luis FigoUn paese intero sogna che questi siano gli Europei di Figo. Ovviamente il primo ad augurarselo è il diretto interessato, giocatore abituato a sopportare ogni tipo di pressione, e quindi anche il peso delle responsabilità.
Il primo calciatore portoghese ad aver vinto il Pallone d'Oro dopo Eusebio, 35 anni dopo il trionfo della Pantera Nera, ha cominciato a giocare per strada, con un pallone fatto di stracci, e le partite per le vie polverose di Almada, il quartiere popolare alla periferia sud di Lisbona dov'è nato e viveva con la sua famiglia, sembravano non finire mai.
A undici anni Luis Filipe Madeira Figo, detto all'epoca Figinho, ha già una squadra, chiamata Os Pastilhas, una marca di pasticche in vendita nella farmacia della zona, sponsor della formazione. Luis è un bambino ma dà già spettacolo, al punto che la sua fama finisce ben presto sull'altra riva del Tago e a casa Figo si presentano gli emissari dello Sporting Lisbona. Per Figo senior, tifosissimo del Benfica e padre del futuro asso, è un duro colpo ma non sa dire di no, e Luis si ritrova in maglia biancoverde.
A 17 anni è già in prima squadra ed esordisce nella massima serie, traguardo meritato dopo tanti sacrifici e i lunghi trasferimenti in autobus da un capo all'altro della città: le giovanili dello Sporting si allenano ad Alvalade, a nord di Lisbona, «ma Luis - ricorda il suo primo allenatore Aurelio Pereira - non saltava mai un allenamento. E da ragazzino era già un leader, molto critico prima di tutto con se stesso e poi con i compagni».
Comincia da quei giorni la sua scalata al successo, con le prime amarezze perchè Robson lo confina qualche volta in panchina per fargli pagare il suo eccessivo individualismo. Se ne va dopo aver giocato 186 partite (34 i gol) con la maglia biancoverde. Nel 1995 è al Barcellona, dove vince campionati e Coppa delle Coppe (nel 1997, l'anno in cui c'è anche Ronaldo), poi nel 2000 il grande tradimento (il pubblico catalano non glielo perdonerà mai) con il passaggio al Real Madrid. Quando torna al Nou Camp da avversario in camiseta blanca sono sempre fischi, una volta vola verso di lui, sul campo, perfino una testa di maiale arrostita. Figo non ci fa caso, ormai è uno dei Galattici, ha le spalle larghe e adesso anche tanta voglia di riscatto dopo una stagione senza successi, quella in corso. Euro 2004 capita quindi a proposito, per regalare felicità a un popolo intero e anche a se stesso.

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