Mercoledì 27 Gennaio 2021 | 02:39

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Biggeri: facciamo il minimo

ROMA - Dopo aver fatto tanti sforzi per entrare in Europa, il Paese oggi come oggi «continua a farli per mantenere la posizione, ma non si organizza per investire a sufficienza in comportamenti propulsivi, limitandosi, per così dire, a «tenere il minimo». Questa la considerazione di fondo espressa oggi dal presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, in occasione della presentazione, alla Camera dei Deputati, del rapporto 2003 dell'istituto di statistica sulla situazione del Paese. Biggeri ha sottolineato invece l'esigenza per il sistema-Italia nel suo complesso di fare a questo punto un salto di qualità. «In generale - ha detto - bisogna costruire un ruolo più avanzato del sistema economico nel contesto europeo e globale».
Biggeri ha precisato a questo riguardo che «oltre a realizzare le riforme strutturali che tutti auspicano, attraverso le politiche occorre impegnarsi per una più equa distribuzione del reddito e del lavoro, per lo sviluppo dei consumi (pur tenendo conto della situazione dei nostri conti pubblici) e per un sistema di welfare più attento ai bisogni reali dei cittadini, compresi gli immigrati». Il presidente dell'Istat, nel trarre le conclusioni dell' ultima edizione del rapporto annuale, ha sottolineato inoltre che «l'Italia attraversa una fase inquieta», ed in particolare «il Paese sembra non saper guardare oltre le sfere individuali». La situazione economica è in ogni caso «sostanzialmente stabile», ha detto ancora il presidente dell' istituto nazionale di statistica, «anche se è peggiorata per gruppi specifici di popolazione. Tuttavia - ha continuato - l'ampliamento della flessibilità del mercato del lavoro, in un periodo di stagnazione economica e di inflazione superiore alla media degli altri Paesi dell' Unione e con una crescita inferiore delle retribuzioni e della produttività, fa aumentare le "incertezze" sul futuro e il clima di sfiducia».
Il presidente dell'istituto di statistica ha insistito sul fatto che «il Paese sembra non saper andare oltre le sfere individuali». Ma i processi economici e sociali, ha rilevato Buggeri, «non derivano soltanto dalla somma di scelte e comportamenti individuali, ma anche dagli investimenti che il Paese intende effettuare per il proprio futuro e dal sistema di regole e incentivi definiti dalle "policy"».
Per quanto riguarda il rilancio della competitività, sulla cui caduta verticale il rapporto 2003 si sofferma dettagliatamente, per il presidente dell'Istat esso «non può essere rinviato. In una fase di crescente apertura internazionale - ha detto - continuano a essere carenti gli investimenti, ma sopratutto quell' insieme di presenze istituzionali, di conoscenze tecnologiche, di vocazioni imprenditoriali, di cooperazione tra le imprese e di comportamenti sociali che consentirebbero di aumentare il potenziale di sviluppo dell'economia, di adattarsi più agevolmente ai cambiamenti, di fronteggiare l'incertezza».

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