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Rapporto di Amnesty International: Israele ha distrutto più di 3mila case palestinesi

GERUSALEMME - Amnesty International ha accusato Israele di aver distrutto oltre 3.000 case di palestinesi dall'inizio della «Nuova Intifada», tre anni e mezzo fa, ed ha chiesto che l'esercito rinunci a tale pratica.
In un rapporto di 65 pagine pubblicato oggi (martedì), Amnesty sollecita Israele a cessare le demolizioni di abitazioni palestinesi che non siano giustificate da una «assoluta necessità militare» e afferma che, nella maggior parte dei casi, le distruzioni erano misure «punitive» contro civili innocenti.
«Le demolizioni di case sono solitamente compiute senza preavviso, spesso di notte, e gli occupanti sono espulsi a forza, senza avere il tempo di mettere in salvo le loro cose», rileva l'organizzazione per i diritti umani, che sovente ha criticato la politica di Israele.
Secondo il rapporto, dall'inizio della «Nuova Intifada» (28 settembre 2000) Israele ha distrutto oltre 2.000 case a Rafah, nel sud della striscia di Gaza, dove negli ultimi giorni tale pratica è ripresa con forza e sono state ammassate truppe e mezzi corazzati; e ne ha danneggiate circa 16.000. L'Agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi (Unrwa), dal canto suo, ha stimato in 12.600 gli abitanti di Rafah rimasti senza tetto.
Amnesty aggiunge che Israele ha fatto saltare in aria circa 500 case di palestinesi noti o sospettati per coinvolgimento in attentati suicidi, in una pratica che definisce di «punizione collettiva» e in violazione della legge internazionale. Quanto alle demolizioni di abitazioni palestinesi costruite senza autorizzazione, il rapporto accusa Israele di negare sistematicamente le licenze di costruzione a palestinesi e arabo-israeliani, al fine di impadronirsi dei loro terreni.

Reagendo al rapporto di Amnesty International, il ministero degli Esteri israeliano ha affermato che l'esercito ha distrutto soltanto abitazioni palestinesi usate da militanti per sparare contro i soldati o che nascondevano gallerie per contrabbandare armi dall'Egitto (Rafah è vicino al confine).
«Quando terroristi sparano dall'interno di strutture civili o attivano da alberi e campi cariche esplosive lungo la strada, le esigenze militari impongono la demolizione di questi siti». rileva un comunicato.
«In base alla legge internazionale, queste strutture sono considerate obiettivi militari legittimi. Pertanto, nel mezzo dei combattimenti, quando è richiesto dalle esigenze operative, le forze di sicurezza israeliane possono legalmente distruggere strutture usate dai terroristi», aggiunge il ministero degli Esteri.

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