Lunedì 17 Dicembre 2018 | 03:12

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Iraq - Belusconi da Annan

ROMA - Dolore per la morte del caporale Vanzan, ma la «missione umanitaria» va avanti perchè la presenza italiana in Iraq è «indispensabile per garantire l'ordine e la sicurezza»: Silvio Berlusconi ha messo nero su bianco la volontà del governo di proseguire l'impegno italiano senza tentennamenti, a fronte di un nuovo doloroso lutto. Con la sinistra che è partita all'attacco chiedendo il ritiro immediato delle truppe, e che ha sferzato Berlusconi per la sua partecipazione di ieri sera alla Festa del Milan. Ne è nata una nuova infuocata polemica, con il capogruppo Ds, Luciano Violante che ha invitato il premier «inadeguato» a fare le valigie. E con Forza Italia che ha fatto quadrato in difesa di Berlusconi dando del «teppista» a Violante e a chi si è unito a lui nell'aggressione al premier. Qualche imbarazzo nella Cdl però, la partecipazione alla Festa del Milan, l'ha indubbiamente sollevato, stando all'autocritica fatta da alcuni azzurri nei pour parler e alle punzecchiature giunte dall'Udc.
In questo clima sempre di alta tensione, il dibattito sull'Iraq, dopo la morte del giovane caporale, si è esteso alla questione delle regole d'ingaggio che, alla luce degli attacchi di ieri sera e di questa notte, hanno dimostrato una preoccupante vulnerabilità dei nostri soldati ingabbiati in modalità tecniche che rischiano di penalizzarli. Per ora il ministro Martino ha spiegato che quelle regole al momento non si cambiano, ma anche all'interno della maggioranza, soprattutto da An è salita la richiesta di una revisione dell'ingaggio. Mentre va complicandosi sempre più la situazione in Iraq, cresce l'attesa per l'incontro che Berlusconi avrà mercoledì a Washington con Bush e che sarà preceduto da un blitz del premier a New York, dove domani pomeriggio vedrà il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan. Una serie di incontri cruciali (preceduti da un colloquio telefonico del premier con Ciampi) perchè in ballo c'è la bozza della nuova risoluzione Onu che rappresenta il passepartout di quella «strategia d'uscita» di cui si parla da qualche giorno sia a Washington sia a Roma. Cuore di questa nuova strategia non è tanto il disimpegno dall'Iraq quanto la necessità di accelerare il passaggio di consegne dal governo provvisorio della coalizione a quello iracheno in vista di elezioni democratiche. In questo quadro, centrale è il piano del consigliere Brahimi su cui sono concentrate le speranze collettive. Ecco perchè il mondo politico attende quasi con il fiato sospeso l'esito di questi incontri: l'obiettivo è quello di una accelerazione che porti a una svolta diplomatica, magari bruciando le tappe per una nuova risoluzione Onu che estenda l'impegno internazionale.
Il ministro Frattini aveva fatto sapere che la bozza è a buon punto e che sarà al centro dei colloqui Berlusconi-Bush in vista di un auspicabile varo in occasione del G8 di giugno. Non è dunque affatto escluso che il 19 maggio possa segnare lo spartiacque della svolta strategico-diplomatica sulla crisi irachena e consentire al premier di rientrare in Italia con un «impegno» concreto.
A questo guardano gli alleati di Berlusconi preoccupati per una situazione sempre più ingestibile. Con la Lega che ha espressamente detto che la chiave di volta è rappresentata dal 30 giugno ed è apparsa problematica sulla possibilità di un prolungamento della missione. E con An e Udc che hanno frenato il Carroccio ("il 30 giungo non è una data elettorale», ha ribattuto La Russa rivolto alla Lega) ma non hanno nascosto la grande preoccupazione. Tra gli altri, il ministro Buttiglione, ha invitato tutti a «riflettere a fondo» sulla nostra presenza, perchè «senza una motivazione forte non è possibile chiedere sacrifici così grandi ai nostri ragazzi. Buttiglione ha quindi chiesto di verificare questa «motivazione» con «il popolo italiano anche attraverso le discussioni parlamentari». Il questo contesto si registra un pressing praticamente di tutti gli alleati al premier affinchè insista con Bush perchè ci sia rapidamente un passaggio ad un governo legittimato dalle Nazioni Unite e poi dal voto popolare degli iracheni. Il premier volerà verso Washington lasciandosi dietro una scia di veleni che lo ha profondamente amareggiato ma anche irritato. La polemica sulla festa del Milan che, come hanno accusato i suoi (riportando l'umore del premier), la sinistra ha subito «strumentalizzato a fini elettoralistici», con atteggiamento «violento» e «teppistico».

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